E’ capitato a Firenze, ma sarà successo anche in altre città, di avere un ristorante “famoso” perchè serviva il ragù fatto con carne di topo, così come in molti ancora si chiedono se il coniglio servito nel piatto sia in  realtà un tenero gattino. Ora, se sulla seconda questione si può invocare la fame dei nostri avi, prima, durante e dopo le due guerre, che li portava ad uccidere i gatti per un spranzetto corroborante, sul fatto di utilizzare proprio i topi per confezionare un ragù, si vuole davvero fare del male al proprietario. L’esempio di “Ratatouille” è fantastico, quando lo sceneggiatore mette proprio un topo a fare da consigliere al giovane cuoco, tanto per sfatare anche questa diceria. Il problema oggi è che sarebbe antieconomico mettersi a fare cucina con questi animali: la fatica di catturarli, quindi macellarli per poi cucinarli è improba, molto più economico acquistare carne trita già pronta o conigli sezionati…sempre che siano conigli…

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3 Commenti

  1. in chianti si mangiavano l’istrice…..che infondo e’ un tarpone con le spine…..;-))))….e puzza da morire…!!!!!…….o come lo chiamavano gli anziani….i’gorpe….tenuto un giorno a mollo in un torrente di montagna per torglierli i’sarvatico.

  2. Il mio zio da piccolo mangiava anche i ricci pensa che mi ha raccontato che per spellarli li gonfiavano soffiandoci dentro in modo da staccare la pelle con le spine, e a sentir lui erano anche buoni, boh forse erano altri tempi?