Di prima mattina si era messa a pensare riguardo allo scorrere del tempo. Forse era il sole di quel giorno, che la metteva di buon umore, inducendola a prendere il mattino con calma ma anche un po’ la disturbava: alzarsi per andare a fare la spesa la innervosiva e le faceva compiere gesti non appropriati come il bottone della camicetta che saltava perché maneggiato troppo rudemente. E quindi, mentre lo riattaccava, rifletteva sul fatto che certi momenti voleva non finissero mai, altri che terminassero subito, e lo spreco della sua vita non riusciva proprio ad accettarlo. Era diventata un’esperta di strade priva di semafori, o di scorciatoie adatte a camminare meno,  una volta parcheggiato: allo stesso tempo sceglieva un percorso che le poteva riservare qualche sorpresa piacevole come  il negozio di modernariato, intrigante,  la possibilità di fare due chiacchiere con il rivenditore di libri usati, la colazione con pancake e sciroppo d’acero una volta la settimana quando li preparava la titolare americana. Quel sabato aveva voglia di profumi intensi, e il pomeriggio partì presto, non aveva mangiato a pranzo e questo le aveva permesso di conquistare il quartiere centrale in un orario non affollato. Lasciò la bicicletta alla solita ringhiera e si avviò nel negozio di fiori e spartiti musicali che adorava: di sottofondo una musica sempre diversa, abbinata ai colori presenti, non per forza classica, anzi, ci aveva ascoltato anche rock di bella potenza. La stupiva che a disquisire di peonie e orchidee ci fosse quel signore distinto, anziano, ma di bella presenza, con il quale finivano sempre a confrontarsi di scrittori e poeti. La conquistò quella volta che le consigliò di regalare fiori ad un uomo: si era messa a sorridere, riflettendo  che sarebbe stato sempre meglio di tenerli a casa sua, ma fu soprattutto dopo averli donati che trovò il gesto apprezzato dal maschio della situazione. Quel giorno lo scorrere del  tempo era fluido e regolare, amava soffermarsi, riflettere, gustare ogni sensazione: un po’ come quando cucinava per gli amici, non sopportava fare le cose di fretta, si prendeva una giornata, non c’era bisogno di  impazzire per concludere tutto in pochi attimi. Salutò il titolare con un sorriso e uscì: c’era qualcosa che non le tornava quel giorno, quel concetto di tempo che continuava a stuzzicarle la mente: tempo vivo o tempo morto? tempo sprecato o tempo utilizzato? Mentre navigava nel suo mondo, le gambe la portarono in un negozio di essenze ed oli profumati, una sorta di spaccato orientale in occidente, e le fragranze ebbero il potere di darle un’eccitazione insolita e non prevista. Sorrise, pensando al fatto che tra poco lo avrebbe visto per andare a cena, in un classico appuntamento al buio per quanto concerneva il ristorante: mai uno uguale, nessun locale del cuore, un perenne entusiasmo da scoperta che li accomunava. Chissà se prima della cena si sarebbero fermati per una delle loro pazzie, e mentre rideva, lo sguardo le si posò su un calendario del XIX secolo, francese, adorabile e di colpo l’illuminazione: quel giorno poteva essere altrove, a festeggiare un compleanno, in un ‘altra città, in altri ambienti e con altre persone…vide sotto il calendario uno stereo degli anni Settanta, con un disco di vinile e le canzoni gli risuonarono in testa. Prese il telefono e gli mandò un messaggio di auguri, poi tornò alla bicicletta , contenta della serata che l’attendeva.

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