La sveglia era presto, anche se di domenica: bisognava pulire la casa e, con la messa alle 10, significava essere in piedi alle 730, mitigata dalla presenza, talvolta, della colazione “super”, ovvero tartine salate e caffè. Il rientro era ad un’ora non tarda, quindi il rito della fila in pasticceria per comprare le paste era rispettato: toccava al più piccolo, il sottoscritto, in quanto, essendo simpatico al pasticcere, riusciva ad avere sempre un dolcetto in più. In casa, poi, la cucina lavorava a pieno regime e, l’eventuale preparazione degli gnocchi di patate, coinvolgeva tutta la famiglia come un sol uomo. Meglio allora se il primo previsto fossero i cannelloni, rigorosamente senza besciamella(sic!) perché la panna “è più leggera” come sentenziava la mamma ed eravamo così costretti a sognarsela di notte…la besciamella…. L’arrosto poteva essere anche di uccellini o quant’altro usciva dal negozio di famiglia, ma il vero momento cruciale precedeva tutto il pasto: la preparazione dell’aperitivo da parte del sottoscritto, un miscuglio del quale l’unica cosa decente che ricordo era il Biancosarti con il Campari, che scoprii solo in un secondo tempo rappresentasse un classico. La scelta della pasta finale era semplice: ognuno aveva la sua, il babbo la zuppa, la sorella niente perchè non ama i dolci, io la fedora la mamma il bignè. E dopo, il pomeriggio, riuscivo a fuggire subito di casa senza riposo post prandium..altri tempi! Credits blog.libero.it

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Un commento

  1. e scommetto che quelle cose della foto per voi sono dolci. sì potrebbero essere i dolci delle barbie in plastica pure loro. con glassature abbondanti e incrostate e sciroppi di zucchero disgustosi. chissà cosa pensereste al primo assaggio di un dolce vero.