Mi ricordo, sì mi ricordo…: arriva la pioggia, l’umidità, il freddo, il Natale, con la neve e l’atmosfera particolare e la mente parte, all’estate, al sole, al mare… Toscana, nella parte più meridionale, il Lazio è vicino, si sente parlare romano, più dalla capitale che dal capoluogo arrivano a Porto Ercole. Arrivi nel paese ed alzi lo sguardo, Lo guardi da lontano e pensi ”ma è stupendo, come hanno fatto a costruirlo proprio lì !”: parte poi sequela di soliti ragionamenti legati all’esclusività di certi luoghi ma, per i gourmet è un gran bene che esista il ristorante: il resort Pellicano, a Porto Ercole, è stato reso famoso sicuramente dalla sua posizione privilegiata, ma se da circa dieci anni rimane continuamente sulle pagine dei giornali gastronomici è per la cucina di Antonio Guida, “deus es machina” del locale, che lo ha condotto ai massimi livelli di giudizio, dimostrandosi incredibilmente trasversale, visto che tutti ne parlano bene, anche nel rutilante mondo del web. Il merito a chi appartiene? Equamente diviso tra una proprietà che ha permesso di lavorare bene ed un cuoco che sa fare il suo lavoro, creando un gruppo affiatato, tra cucina e sala. Sì, anche in sala, dove è interessante il sentir parlare i camerieri, che tradiscono l’origine di zona e poi si esibiscono in un inglese perfetto con la maggior parte dei clienti, che arrivano chiaramente da fuori. In terrazza è bello accomodarsi al tramonto, per godere della vista che al povero Stendhal avrebbe fatto venire una versione acuta della famosa sindrome!Volendo si può accomodarsi anche all’interno, ma il fascino non è lo stesso, ci sarebbe bisogno di un rinfresco, non alimentare. Un solo menu degustazione, a 160 euro, di 6 portate, ma il piatto in più è dietro l’angolo, arriva quando meno te lo aspetti ed è sempre un piacere. Piccolo stuzzichino iniziale, che cambia a seconda del tempo, sempre curato mai banale e poi si può iniziare con scampi e rana pescatrice in tempura, con tartare di acciughe e salsa agrodolce: etereo, croccante, invitante. Profumate, invitanti, succose le verdure del tempo nuovo con tartufi di mare e cipolla marinata al karkadé. Avvolge e conquista il risotto al nero di seppia e salvia con calamaretti spillo e crema di riso alla curcuma, non un doppione ma un esaltante di sapore. Sembrano complessi..e lo sono i ravioli farciti con pomodoro arrosto, salsa di rucola, che qui sta davvero bene, seppioline grigliate e burrata, gioco di consistenze e sapori che mette energia. E’ coraggioso, direi sfrontato il maialino di cinta senese con guacamole e crema di friggiteli ma supera l’esame a pieni voti: c’è spazio per i dolci come le fragole al lime con pain perdu e gelato all bran, ma volendo anche il parfait alla liquirizia con cristalli di foglie di tabacco Kentucky. Servizio mai invadente, non protagonista, elegante. Carta dei vini interessante, appena didascalica con riferimenti di territorio e classici internazionali.E il pensiero vaga.. Mi ricordo, sì, mi ricordo..

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