Ai milanesi DOC quando parli della zona, ovvero fermata Primaticcio della metropolitana, viene in mente ancora la rapina di via Osoppo e quindi non è che ne parlino un gran bene(del quartiere intendo!). Malgrado la EXPO, la città che deve diventare un faro in Europa è ancora con mentalità provinciale: Via Montecuccoli è la strada diventata famosa grazie ad Aimo e Nadia, che qui hanno creato il loro angolo felice. La loro storia è stata raccontata da altri mille volte, mi limito a riassumerla: entrambi originari della Toscana, arrivano a Milano sull’onda dei conterranei che trovano spazio nel capoluogo lombardo per aprire osterie e trattorie, invero molto apprezzate dalla clientela meneghina. Loro però fanno un percorso diverso dagli altri, alzano il livello qualitativo e di servizio e si pongono in un’ottica di ristorante TOP: quando nessuno parlava di prodotto, ma solo di elaborazione degli ingredienti, Aimo era già alla ricerca del fagiolo raro, del lardo sconosciuto, dell’olio più adatto ad ogni singolo piatto. Oggi il locale risente un po’ degli anni a livello di ambiente, va bene la mostra di quadri di artisti contemporanei, ma quando la sala è vuota e si mangia in un tavolo da soli non è esattamente un’atmosfera accogliente: salone grande rettangolare più saletta piccola, con tavoli da due, attaccata alla cucina. Il personale è gentilissimo: arrivato senza prenotazione, quando stanno quasi per spegnere i fornelli, a pranzo, ricominciano a lavorare senza mostrare alcun fastidio. Arriva la lista delle vivande: menu degustazione “I Lunedì al Luogo “ a 90 euro, “ Menu Degustazione” a 120 poi una postilla che segnala i prezzi degli aperitivi e poi una voce stuzzichini “da 5 a 25 euro”..non chiedo lumi ma arriva lo stesso un “ameuse guele”, pane al pomodoro, ovvero una sorta di pappa, con piccolo cubetto di sgombro, lieve e tranquillo. Si parte con scampi di Molfetta leggermente scottati nel loro brodetto all’erba lippa di Vendicari e farina tostata di ceci delle Murge : buona l’idea, il brodetto è saporito e invitante, crostacei sodi, non potentissimi a livello di gusto, la farina che serve per addensare il brodetto, messa sul bordo, appare più come esercizio di stile ma l’insieme tiene. A seguire ravioli di semola e farina di ceci tostati farciti di ristretto di grancevola del mar Ligure, melanzane e finocchietto marino, con pomodori canditi: più buoni che belli, intriganti nel sapore, validi. Magari, a pensarci, essendo alla carta forse una porzione appena più abbondante non sarebbe male, anche se per il sottoscritto basta e avanza. Secondi di pesce: Triglie di scoglio e calamaretti “spillo” in leggera frittura in olio extra vergine di oliva di Mancianti e insalate micorrizate, con composta di bergamotti :risultano croccanti, saporite, asciutte insomma perfette; oppure calamari farciti di funghi porcini freschi e fiori di zucca,
cotti su pietra serpentino (piöda), in guazzetto di mare, sono invitanti, profumati, gustosi. Come pre dessert, assaggio di granita di limoni della costiera, mandorle di Noto e caffè all’olio Affiorato Mancianti, con biscotto di grano saraceno: intrigante davvero ma quello che affascina è Tirami-sud: crema allo yogurt e mascarpone, ricotta al bergamotto e capperi di Pantelleria canditi al miele: vista la sapidità e leggerezza se ne mangerebbero davvero due senza accorgersene. Altrimenti,ora in stagione, va bene anche la pesca tabacchiera in riduzione ai fiori di ibisco (karkadè con biscotto di armelline e salsa ai pistacchi). Carta dei vini: ragionata, suddivisa per generi, non ovvia ma allo stesso tempo rassicurante, anche senza consiglio si arriva a scegliere quello che si vuole, passando dall’etichetta sicura alla rarità, dal biodinamico al bianco invecchiato e ai francesi immancabili Altrimenti degustazione di vini abbinati , solo stranieri a 94 euro. Alla carta tre piatti sui 115 euro.

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