Filippo Bartolotta, wine educator e sommelier, nelle pagine del suo libro ci spinge a scegliere secondo i nostri gusti, che derivano dall’appartenenza più o meno consapevole a una particolare categoria caratteriale e emotiva

Il gioco consiste nel cercare di capire chi siamo e quale sia la nostra personalità tipo: se dovessimo riuscirci, sarebbe più facile trovare il nostro vino ideale. È essenzialmente questo lo scopo di Di che vino sei, il libro fresco di stampa di Filippo Bartolotta, edito da Giunti: “scegliere il vino giusto, quello che, in base alle sue caratteristiche e al vostro palato, risuonerà maggiormente dentro di voi, si accorderà alla vostra anima; quasi un vestito fatto su misura”. Nelle ultime pagine c’è il test che, come tutti i test, a prescindere dalla serietà con cui è stato costruito, in fondo è un gioco: per mettersi in gioco o per divertirsi con gli amici, magari dopo aver bevuto una buona bottiglia; e identificare, applicando “un modello semiserio di autonalisi della propria personalità enologica, il proprio archetipo”. Ma se ogni bel gioco dura poco, quello del vino – che è scoperta, passione, conoscenza, gusto, piacere – può durare all’infinito o quasi, perché non si finisce mai di dissetare la propria curiosità. Se poi il desiderio di sapere, assaggiando, è confortato da qualche rudimento di base su cos’è il vino, quando nasce, come si è trasformato nei secoli, come si degusta, allora ecco che il libro di Filippo ci torna ancor più utile, con una serie di selezionate informazioni storico-antropologiche, con suggerimenti sulle analisi visive, olfattive, gustative, con le note sui nuovi vini.
Di che vino sei? si legge piacevolmente, come un romanzo, da divorare la prossima estate sotto l’ombrellone; o come un saggio, una sorta di piccola enciclopedia del vino che può colmare piccole lacune o completare conoscenze enoiche. Un allegro libro di divulgazione quindi, dai toni mai saccenti, anzi modulati sempre sul filo della conversazione; pagine da leggere comunque con attenzione, come scrive nella prefazione Steven Spurrier, uno dei massimi esperti di vini al mondo: la stessa attenzione che occorre per degustare un vino.

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