“Ciliegiolo: il piacere della solitudine”, titolo della serata azzeccato, quello scelto per la serata organizzata a Villa Olmi di Firenze. Un misto tra eleganza e sottile ironia toscana, a descrivere il destino del ciliegiolo da sempre usato in taglio, spesso a supporto del grande protagonista sangiovese. In passato identificato a sproposito tra le “varietà minori”, risultando vittima di una discriminazione varietale che ben valeva un ddl wine con pena severa per coloro che si ostinavano a chiamarlo e trattarlo da comprimario. 

Oggi il ciliegiolo si è sganciato da tutto questo, ha superato da anni la fase di riscatto e ora si sta giustamente godendo il piacere della solitudine, o meglio dell’essere vinificato da solo, in purezza, e noi con lui.

Forse se un limite ce l’ha, sta nel nome, che se da un lato evoca una frutta golosa associata al concetto di una tira l’altra, si rivela nella pratica un fattore limitante: è semplice, sa di ciliegia e ciao.

ciliegioloE invece ci può essere complessità, pronta beve e tenuta nel tempo, versatilità in vinificazione e modernità di gusto. Ma anche grande capacità di adattamento al “cambiamento climatico”, poiché il ciliegiolo sembra essere meno stressato da siccità e calore rispetto a varietà più blasonate, dimostrando nei fatti di essere al passo coi tempi che cambiano.

E credo che sia tempo di bere ciliegiolo perché è buono e comprensibile. Il ciliegiolo per sua natura tende a dare vini poco tannici, di struttura moderata, mai troppo alcolici o di corpo. Tutto quello che con grande sforzo oggi si cerca di ottenere da vitigni che naturalmente, e con l’aggravante climatica, si comporterebbero in tutt’altro modo, si può ottenere dal ciliegiolo, senza manipolazioni spinte.

Ad oggi sono circa 1000 gli ettari di ciliegiolo coltivati in Italia, per lo più nelle regioni centrali, prima su tutte la Toscana con 800 ettari , concentrati in Maremma. Il ciliegiolo potrebbe diventare il vino bandiera di questa terra, la varietà Cenerentola in mezzo ai nobili internazionali tanto diffusi in questo territorio.

Serata CiliegioloQualche impressione sui vini in assaggio, 6 ciliegiolo di Toscana e uno dell’alto Lazio.

Ciliegiolo 2020 di Antonio Camillo, dalla zona di Manciano. Iconico a ragione, è immediato, vivace e vibrante; finisce con una punta quasi salata. E’ un vino che amo senza se e senza ma.

Briglia 2020 del Poderone/Terre dell’Etruria: da una realtà a carattere cooperativo che si trova all’interno della denominazione del Morellino. Al naso viaggia su due binari che sembrano paralleli: la frutta piena e centrata e una vena fresca verde e mentolata. In bocca è più legato alla polpa di frutta e un sorso rustico che non dispiace.

Numero 2 2019 di Salustri, che si trova in provincia di Grosseto, a metà strada tra il mare e il monte Amiata. Ancora un vino vivace che qui si arricchisce di una componente tannica più decisa, che dà il suo gran bel contributo alla definizione della bocca. Vino più materico e molto intrigante.

Monte Calvo 2019 di Sassotondo a Sorano. Pietra miliare nella storia contemporanea del ciliegiolo. Ampio e complesso al naso, si arricchisce di quei profumi di macchia mediterranea tanto tipici della Maremma. In bocca regala tanta bellezza golosa, tra schiacciata con l’uva e cenni minerali. Sorso che resta impresso.

Serisé 2018 di Cesani da San Gimignano. E’ l’espressione del ciliegiolo che affina in legno e in bottiglia. Il colore si fa più scuro, la frutta si assottiglia a favore di profumi più sanguigni e speziati. Tannino sorprendente che attacca anche le guance. Altro che vino semplice!

Ciliegiolo 2017 dell’ azienda La Selva, dalla parte meridionale della Toscana, tra Albinia e Orbetello. Morbidezza e frutta  i evidenza, che si arricchisce di una vena iodata e salmastra. Sul finale dolcezze e persistenza di liquirizia.

Contaluna 2018 di Terre d’Aquesia, sconfiniamo in Lazio ad Acquapendente con questo ciliegiolo maturato in barrique esauste. Ha un sorso scorrevole e piuttosto saporito, che chiude un po’ troppo netto, tagliando via dal finale di bocca la parte aromatica e agrumata avvertita al naso.

Credits: Ampelos Italia

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