Farsi le ossa enoiche in Chianti Classico non è mai abbastanza, del resto la variegata geologia del terreno ed i versanti tra Firenze e Siena sono talmente in divenire che tutto può risultare sempre nuovo. Gli assaggi dei vini prodotti in questo ricco areale si diversificano anche grazie alla mano dell’uomo, una componente essenziale per modellare ciò che la natura offre. In un vasto panorama enologico come può essere quello del Chianti Classico, dovremmo soffermarci maggiormente sui dettagli, come il contesto in cui si trova l’azienda e gli intenti da parte dei produttori. Ma l’importante è affrontare il calice come se fosse la prima volta, come l’approccio ad un nuovo amante che, sebbene a volte possa presentarsi con le medesime dinamiche, non sarà mai uguale al precedente.

Il Castello la Leccia domina da una collina poco distante da Castellina in Chianti; da una parte San Gimignano svetta con le torri, dall’altra le dolci colline della Val d’Elsa. Centosettanta ettari in totale, dei quali il 10% destinato a vigna. Il sangiovese ne è il principe, accompagnato da syrah e malvasia nera.

Castello La Leccia

L’azienda del Castello la Leccia è capitanata da Guido Orzalesi, laureato in giurisprudenza e con esperienze vinicole che vanno da Montalcino ad Orvieto. Guido è ispirato da un sentimento di profondo rispetto per la natura: le sue attenzioni in vigna sono maniacali – inutile dire che la produzione sia di vino che di olio è totalmente biologica – ed è nutrito da un forte attaccamento alla tradizione del sangiovese chiantigiano. “Il Chianti Classico deve esprimersi al meglio per dare una certezza al consumatore: non ci devono essere strumenti in cantina particolarmente bizzarri, non si deve star dietro alle mode, e poi la terra deve essere ben trattata, interventi minimi sulle piante e biodiversità, perché il vino innanzitutto si fa in vigna”. Inoltre, per arginare i momenti climatici assai capricciosi, è stato rivisto il sistema di allevamento – sì, allevamento, proprio come con i figli – che da cordone speronato è passato a guyot per ottenere migliore maturazione su tutta la pianta, così da garantire un maggiore controllo della gradazione alcolica.

Castello La Leccia

La produzione del Castello la Leccia si aggira intorno alle 60.000 bottiglie, una produzione limitata e di nicchia, delle quali il 75% è destinato al mercato estero. Le vigne, situate fra i 300 e i 500 m slm, affondano le radici in suoli ricchi di roccia calcarea e galestro, un impasto scisto argilloso che a contatto con l’acqua si sfalda, impreziosendo il terreno e regalando nutrienti importanti alle piante.

Castello La Leccia

La degustazione delle quattro etichette presentate ha espresso l’essenza di un sangiovese chiantigiano pulito e netto, dalla freschezza spiccata tipica del vitigno e dai tannini non aggressivi. Un intento di produrre vini di qualità con rispetto per l’intrinseco aroma varietale, senza tralasciare le potenzialità di lunga vita attraverso le maturazioni nei legni, così da esaltare gli aromi terziari che il sangiovese sa regalare nel tempo.

Castello La Leccia

Gli assaggi sono avvenuti in sequenza alle portate della cucina del Cibréo presso l’Helvetia Bristol Hotel, un ambiente elegante ed intimo nel cuore del centro storico di Firenze.

Castello La LecciaUn delizioso pan brioche con il paté e del prosciutto toscano sono stati l’ouverture per il Chianti Classico 2020, un sangiovese 100% giovane e fresco dal colore rosso vivo e con riflessi purpurei, profumo di pietra bagnata e rosa rossa; un sorso scorrevole con persistenti note di ciliegia e finale di radice di liquirizia. Buona lunghezza nonostante la giovane età con il tannino ancora in corsa.

Castello La LecciaIl Chianti Classico Riserva 2019 si è presentata nel calice con un colore più profondo, le note speziate al naso e ancora frutta di ciliegia e mammola, note balsamiche e buona sapidità, che si sono accompagnate con un po’ di fatica ad un risotto ai funghi porcini mantecato con del parmigiano.Castello La Leccia L’importante aromaticità del piatto ha occultato un po’ il sorso sul finale.

Castello La LecciaLa Riserva 2018 ha avuto la meglio – sangiovese con piccola percentuale di malvasia nera -, sempre in accompagno al risotto, con il quale si è destreggiata in miglior modo portando in evidenza il frutto maturo ed aggraziato, il profumo di rosa selvatica ed il frutto scuro in bocca; la nota minerale ha invitato nuovamente al sorso, rendendolo gustoso.

Castello La LecciaLa Gran Selezione Vigna Bruciagna – produzione limitata da un cru a 500 m slm – ha dato il meglio con i suoi impercettibili 14,5% di alcol, in accompagnamento ad un prosciutto di maiale brado arrosto – proveniente dal Casentino – con puré di patate e spinaci saltati.

Castello La LecciaUn vino dal colore scuro quasi impenetrabile, una concentrazione di frutti scuri, dalla prugna alla mora, erbe mediterranee e note vanigliate che non stancano il naso. In bocca ha manifestato tutta la sua complessità olfattiva, creando armonia al palato anche per la spiccata sapidità. Un’eleganza che sta bene anche in solitaria; un vino ricco di terziari: dal tabacco dolce al pepe, che lo rendono adatto anche ad una degustazione fuori dalla tavola.

Castello La Leccia

Per chi volesse dedicarsi del tempo a ritmo di lusso – solo da primavera ad ottobre -, il Castello di Leccia offre 12 elegantissime camere ed un ristorante che propone piatti della cucina toscana a km 0; gli ortaggi, le erbe aromatiche, il vino e l’olio sono tutti di proprietà.

 

 

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