La domanda sorge spontanea: serve veramente il tortellino per tutti? Ovvero, se il caviale diventasse prodotto di massa, conserverebbe il proprio fascino intatto? Natale si avvicina ed una volta, gastronomicamente parlando, si iniziava a pensare al menu della vigilia ed a quello del pranzo, senza tralasciare la fine dell’anno e l’Epifania. In questo la parte interessante stava nel fatto che ogni regione aveva la sua specialità: se oggi il tortellino impera da Aosta a Pachino, nel passato lo si trovava solo in Emilia, rigorosamente fatto a mano la sera prima dell’utilizzo e cotto in un brodo di carne ben saporito. Oggi, persa la tradizione regionale, si assiste all’utilizzo di tortellini pastorizzati e seccati, che necessitano di cotture prolungate, magari in brodo di dado e serviti con succedaneo di parmigiano comprato già grattugiato. Ancora peggio sono cotti in acqua, conditi con panna a lunga conservazione, piselli in scatola e spalla cotta. C’è ancora un senso nel festeggiare una ricorrenza attraverso il cibo, se è questo quello che mettiamo in tavola? Avanti con le proposte!

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5 Commenti

  1. Messa così la risposta è pure ovvia, ma non è che si possa non tenere conto del mutamento degli stili di vita e soprattutto dell’emancipazione femminile. Le sane abitudini di cui parli erano e sono tenute in vita da donne che nella cucina erano talvolta confinate per lunga parte della loro vita. In termini gastronomici di sicuro meglio il fatto a mano espresso, e possibilmente con le nostre, di mani. Ma se non è possibile, meglio spendere qalcosina in più e cercare in una bottega la pasta fresca.
    per il brodo che dire? Oggi vendono I cartoni! Basta davvero poco per recuperare il gusto, ma davvero ancora esistono panna, prosciutto e piselli?

  2. Umbra di adozione ma di origini piemontesi,toscane,liguri non sono una “brava” nello stendere la sfoglia e nella tradizione natalizia dei miei genitori c’erano i famosi ” ravioli ” , il bollito ( di tutti i tipi inclusa la lingua ) , la bagna cauda ….. .Per Natale sono invitata a casa dei consuoceri dove la “cerimonia” dei “cappelletti ” e’ intoccabile e quindi per il pranzo solenne riusciro’, caro Leonardo, ad assaporare ancora il gusto tradizionale del brodo vero e del tortellino “doc” ..dimenticavo eta’ media 56 anni !!!

  3. Non penso che serva! per servire ci vuole un bisogno!
    Ma il fatto che sia un piacere a gustare ció che forse ci fá ricordare la nostra infanzia ,dove le nonne si impegnavano a trasmettere e a viziare la famiglia con cose genuine,era anche l’orgoglio di sfoggiare la propia arte culinaria.Quanto riguardi i prodotti industriali é una scelta personale,io da gastronomo cerco in prima linea di curare la materia prima, cercando di metterla in evidenza nei miei piatti, per trasmettere anche ai giovani ,che non hanno piú il ricordo culinario della famiglia di una volta,come sia gustosa una buona .

  4. Per tradizione, da me non si fa mai niente di particolare per la Vigilia, mentre il giorno di Natale lascio abbastanza spazio all’improvvisazione, salvo tre punti fissi irrinunciabili: l’insalata russa e la spuma di fegato (entrambe fatte da me) ed il panettone (preso in pasticceria).

  5. i tortellini secchi in busta chissà perché mi ricordano gli anni ’70, quando si usavano tanto.. ma onestamente tra quelli del banco frigo si possono trovarne di molto buoni, ovviamente pagandoli una cifra congrua, cioè medio-alta