Ieri sera a Roma a girare “Chef per un giorno”, oggi a Firenze per “Chianti Classico Collection”, stasera ancora a Roma..nel frattempo un articolo sull’edizione locale di Repubblica a cura del lider maximo di Slow Food, Carlo Petrini, sui prodotti a km 0, prendendo a spunto l’esempio di Pisa dove sono stati installati distributori di latte prodotto nel territorio. L’idea è indubbiamente meritoria, si limita l’emissione di gas nocivi a causa del trasporto, si eliminano gli imballaggi superflui, insomma si dovrebbero limitare così anche i costi per il consumatore finale. Non entro nelle giuste osservazioni fatte da Vizzari riguardo ai buongustai che non possono girare il mondo, però mi chiedo sempre perchè a parole si promuovono iniziative meritorie e dall’altro si porta avanti un modello di distribuzione , come Eataly,che se ne porta dietro di problemi legati al trasporto delle materie prime in loco.  Dove sta la coerenza?

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10 Commenti

  1. Sulle scelte non entro in merito. Tuttavia credo che finora certe soluzioni di mercato non siano a dimensione umana e anzi, ben distanti dalla gente e di poca ideazione pratica. Bisognerebbe stare con le persone per capirne i problemi. Carlo Petrini è un grande e mi ha fatto piacere intervistarlo l’ano scorso; credo che possieda pragmatismo e capacità per proporre soluzioni interessanti.
    Sb

  2. km 0, gruppi d’acquisto, direttamente dal produttore, etc. tesi sostenute da due categorie di persone : i furbi e gli imbecilli!I “furbi” ( io li considero più disperati)lo sostengono perchè devono portare a casa la pagnotta raccontando cazzate ( la grande maggioranza “giornalisti”) ma anche politici, intellettuali e così via. Gli imbecilli perchè soltanto un imbecille può credere a queste teorie :compri un maiale ad 1,50/kg sporco e come per magia arriva sulla tavola del consumatore a 3,50/kg eliminando tutti i passaggi appunto per magia. Carlo Petrini è soprattutto un politico e in quell’ambiente si è saputo muovere, ma io credo che un conto essere politici un conto fare l’imprenditore, anche questa è una anomalia tutta Italiana dove l’economia si fa ancora con le COOP

  3. Prufesur, certo che lei è un bel tipo neh! Pungente come una zanzara in autunno…
    Carlin non ha inventato nulla! Tantomeno lo slogan dei Km 0. Sono i Locavores americani i pionieri del km 0 noi italyani ci arriviamo anni dopo capendo ben poco. Sul fatto che comperare dal produttore costa meno io ci andrei cauto. Come ho gia spiegato, dall’alto della mia condizione di contadino, tutti i passaggi eliminati ricadono per forza di cose sul produttore che per magia diventa trasportatore/macellatore/salumiere/bottegaio/blabla…Subendo tutti i costi dei vari mestieri. Questo perchè, è bene ricordarlo a tutti, oggi si lavora con i bolli CE, a regola d’arte, con laboratori molto costosi non si fa gli artigiani nella stalla! Allora mi devono spiegare come fa un contadino essre competitivo se deve accollarsi tutto questo! MA DEVONO SPIEGARLO A ME! CHE LAVORO NEL SETTORE DA UNA VITA SENZA PARAOCCHI. CACCHIO!

  4. Alle cose sacrosante di Corsaro, che forse come me si è sporcato qualche volta le scarpe di letame, vorrei aggiungere che la cultura americana del mangiare è molto diversa dalla nostra. Se domani si decide di mangiare una caprese in un attimo abbiamo coinvolto 3-4 territori altro che km 0.

    Complimenti a Marco per l’intervento intelligente!

  5. dunque non ho capito se mi devo mangiare il radicchio trevigiano e sono a roma il km 0 non lo capisco e se voglio mangiare formaggio di malga non è territoriale laziale quindi…faccio l’ingenuo ma non capisco chi mi spiega meglio

  6. Ecco appunto! Per me la filosofia dei Locavores è sicuramente meritevole di essere considerata. Ma bisogna applicarla al sistema Italia e viverla non come assoluto ma in maniera ragionevole. Pacatamente!

  7. beh
    devo dire che il caffè del guatemala (equo, solidale, biologico) che s’è inventato slowfood e che ha guadagnato la dignità di presidio dell’Arca del Gusto avrei potuto comprarlo tramite un GruppoAcquistoSolidale a circa la metà di quanto lo vende eataly nonchè ad un prezzo inferiore rispetto all’equosolidale della COOP.
    Quindi, forse, non tutto quello che s’è detto tra i commenti risponde all’assoluta verità, fermo restando l’appunto alla coerenza fatto da Leonardo.
    Si tratta di far guadagnare poco/meno/niente al mediatore e rendere più giustizia a chi si sporca le scarpe di letame, forse è possibile sul serio
    🙂