Il professore racconta la sua ribollita in cucina, mentre i ragazzi lo ascoltano in piedi, riuniti attorno a lui; sguardi smarriti, anche persi, corpi infilati in giacche da cuoco troppo grandi, con uno strano cappello infilzato in testa. Il professore prende la cipolla, la spoglia, e comincia ad affettarla: ci mette amore in quel gesto, e intanto parla, spiega la storia del minestrone avanzato, che diventa minestra di pane con l’aggiunta del pane raffermo, e infine la bollitura finale  che la fa diventare una crema. Il professore è appassionato, chiede, discute con i suoi allievi, vuol sapere quale ribollita amano di più, quale nonna la fa meglio;  e intanto soffrigge la cipolla, ci mette le altre verdure tagliate e racconta come i contadini ci facessero colazione, con la ribollita. Non ode risposta, li guarda, li stimola, pretende di sapere, li osserva meglio: masticano caramelle ma uno di loro parla. Nessuno di loro l’aveva mai assaggiata, spiegò,  e non sarebbe stato oggi il primo giorno: era un piatto poco interessante, preferivano tutti una bella pasta surgelata.

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6 Commenti

  1. Leonardo ma invita noi lettori del blog a scuola!

    ma che si inscrivono a fare ad alberghiera se non hanno il minimo interesse per l’argomento trattato?

    Li fai corsi serali? 🙂

  2. …e che ci vengono a fare all’alberghiero se la cucina non li incuriosisce?

    insegnala a noi la ribollita, vedrai che successo!!

  3. Anche a mio figlio, sedici anni, ed è iscritto al BUONTALENTI, quando si parla di mangiare la minestra sia in brodo, o di verdura, fà una faccia sconsolata e quindi noi genitori dobbiamo fargli la pasta asciutta,anche se spesso se la fà lui.
    Poi viene ad assaggiare nei nostri piatti magari dicendo che però è buona. Figlio di …………

  4. …Ah la ribollita! Che gioia quando la mamma la prepara, una gioia direttamente proporzionale al tempo che ci vuole per farla…!!!

  5. C’è però un lieto fine, spero: questi ragazzi alla fine saranno “salvati” dalla passione del professore (un po’ alla maniera americana raccontata nel film “Goodbye Mr Holland”).

    Gli altri ragazzi (tra cui il sottoscritto) non sapranno mai nulla di tutto questo e… non gli resterà che confrontarsi sui blog con tanto di risate alle spalle da parte di quelli, oggi chef blasonati e stimati 🙂

  6. Ormai professor Romanelli sono diversi anni che ti chiedo d venire a parlare ai ragazzi del nostro lavoro:
    del sudore,della fatica,dei calci nel culo degli chef e delle pedate nei denti dei clienti,del rivale che ti sfida o del giornalista che ti loda .
    O viceversa!
    Mi piacerebbe trasmettere,anche solo a uno di loro,quell’amore morboso che una volta avvinhiato alla tua anima non ti molla piu’!
    In attesa ti saluto!
    …e attendo!