Avevo 7 anni quando è uscito Trinità, nel 1970, un film che avrò visto l’anno successivo, certo non ricordo, però sempre da bambino: una delle  scene che mi è rimasta in mente perché mi affascinò fin da subito è quella dei fagioli. Da piccolo non ero sicuramente goloso di legumi, la voglia di mangiarli fu così impellente che chiesi a mia madre di prepararli. Fu la partenza del mio percorso da gastronomo probabilmente, smisi cioè di rifiutare alcuni piatti senza averli assaggiati, aprendomi la mente a tutti i cibi.

Fagioli uccelletto

Mi è venuta la stessa sensazione di golosità quando è stata proiettata la versione restaurata del film, in occasione del 50° anniversario dell’uscita, un evento itinerante organizzato dalla famiglia Zingarelli di Rocca delle Macie, proprietaria del film prodotto da Italo Zingarelli, il fondatore dell’azienda vinicola. Dopo aver fatto tappa a Milano e Roma, ha concluso il tour al 25hours hotel di Firenze. Prima della proiezione, l’arrivo del tegame di allumino con i fagioli all’uccelletto ha scatenato la memoria gustativa del ricordo da bambino. Cosa mi aveva colpito? La foga con la quale Terence Hill mangiava i fagioli direttamente dalla padella, il fatto che ci divorava un sacco di pane e la consistenza. Densa, pastosa, avvolgente, un vero e proprio spot per un alimento considerato povero. E poi la presenza della pancetta, che non era d’uso aggiungere in questo piatto nella ricetta  di mia madre, e che da allora entrò d’obbligo quando i fagioli non erano serviti con le salsicce. L’unica cosa che non mi tornava era la mancanza di vino, Trinità ha bevuto solo acqua , ma si sa, i cowboy bevevano solo whisky nel saloon.

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