Frizzante il congresso, è un aria piacevole e vitale, si parla, ci si confronta, c’è voglia di scambio, di paragoni: Identità Golose ha aperto in Italia un nuovo spazio per i cuochi, prima che diventassero animali televisivi, prima che assumessero il ruolo di sex symbol, di testimonial pubblicitari, ecco che un palco ed una platea li poneva per la prima volta sotto la luce di riflettori per la prima volta e li consegnava nella loro veste di protagonisti di un lavoro sottostimato. Ora il palco e la platea sono sempre a loro disposizione ma come è cambiato il loro modo di essere? Riflettevo a tutto ciò  mentre seduto ordinatamente nell’aula principale di IG2016,   ascoltando gli interventi di Carlo Cracco, di Riccardo Monco, di Paolo Lopriore , di Massimo Bottura: non ho sentito Niko Romito e il giorno prima Davide Scabin e mi dispiace ma poi ho visto nelle sale laterali interventi di Moreno Cedroni, di Nicola Portinari e mi sono chiesto allora quale deve essere il nuovo modo di comunicare e porsi di fronte al pubblico finale. Vanno bene i gastrostrippati, i foodies, gli amanti del cibo nelle loro varie forme, ma trasferire il tutto al pubblico finale come deve essere fatto? Pensavo allora che siamo di fronte ad un fenomeno che segue esattamente la strada del settore della moda, esisterà sempre di più l’haute couture ed il pret à porter anche nella gastronomia. Certi piatti visti sono irreplicabili e va bene così, anzi: devono creare il motivo del viaggio nel locale che lo propone. Ma quando la performance diventa teatrale va sempre bene? Cosa impedisce ai cuochi di cucinare in pubblico, si vergognano? Questa è la domanda: è la cucina il loro mondo o vogliono scappare da essa? Perché c’è sempre meno il concetto di sostanza del cibo e sempre più si preferisce renderlo un elemento concettuale? Io credo che siamo arrivati al punto nel quale alcuni cuochi sono diventati artisti contemporanei concettuali e di questo dovrebbero vivere, inserendosi nei circuiti artistici, e magari esporre alla Biennale o a Basilea. Quelli che ci abbinano la sostanza diventano insuperabili ma in pochi ci riescono

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