Mi ricordo…oh si se mi ricordo..! Negli anni Novanta I Cavallacci rappresentarono il tentativo coraggioso di uno chef, Francesco Altomare, e di un maitre, Marco Nesi, di proporre cucina di qualità fuori dalla città, in una casa colonica ristrutturata circondata da un bel parco. Ci organizzai uno dei primi pranzi studio con i miei alunni, ero convinto che potesse nascere lo stesso movimento allora in auge in Lombardia, ristoranti importanti in campagna. Purtroppo, come spesso capita a Firenze, “i sogni son desideri” e quindi, partiti per altre esperienze lavorative i due soci, ai Cavallacci ha funzionato bene, per molti anni, una pizzeria. Oggi ha riaperto da poco, con una nuova gestione, ed il lavoro si articola in maniera variegata, dalla colazione al pranzo, con serate a tema dedicate al bollito o alla pizza. Ambiente curato, diviso in salette non troppo grandi su più livelli, sedie comode: servizio inizialmente lento a mettersi in moto, per poi acquistare maggiore regolarità. Antipasto toscano abbondante, con salumi corretti, dove eccelle la finocchiona. Il prosciutto crudo con stracchino e ficattole(pasta di pane fritta) è di quelli da acchiappo, ovvero soddisfa in maniera semplice un pubblico vasto. I ravioli con porri e salsiccia sono un po’troppo cremosi ma non malvagi:inaspettato, per qualità e cottura il peposo, specialità locale a base di manzo, pepe e vino rosso, saporito ed aromatico al punto giusto. Volendo ci sono dolci classici ma le porzioni sono abbondanti e tre portate, a 30 euro, mettono alla prova anche gli stomaci più robusti. Carta dei vini limitata ma sufficiente

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