Certe domande sorgono spontanee: perché aprire un ristorante dal nome  così importante per poi non riuscire a soddisfare le attese? Un po’ come una squadra di  calcio blasonata che decide di concorrere per la Champions League con una squadra inadeguata, come gli U2 che partono per il tour senza i musicisti giusti al seguito. Gucci ha un’immagine nel mondo della moda di grande eleganza, un marchio di sicuro interesse: se decide di aprire un locale, lo deve fare per acquisite lustro ed immagine, non certo perché la ristorazione diventi il business principale. Eppure ci deve essere, da parte degli stilisti, una sorte di passione per i fornelli, in senso metaforico chiaro, se ci hanno provato Armani e Cavalli, mettendoci il proprio nome, LVMH  rilevando negozi storici come la pasticceria Cova a Milano, cercando di mantenere management e livello qualitativo di notevole spessore. Gucci a Firenze ha aperto con grandi aspettative una sorta di caffetteria del museo adiacente, dove ogni giorno, nel periodo primavera estate, si siedono migliaia di turisti, nel dehors che si affaccia in piazza della Signoria o nelle sale interne, vicino al negozio. Il luogo è gradevole, va da se’, in sala i camerieri sono vestiti in maniera impeccabile , i modi sono gentili, ma quello che stona è la proposta culinaria. Per carità, niente di gravissimo, ma proprio perché siamo da Gucci  qualcosa in più è lecito aspettarsi : e se va bene che in stagione ci sia l’uovo al tegamino coperto di tartufo, golosità adeguata al periodo, certo che un pesce grigliato presentato come si fosse in mensa, accompagnato da verdure, sempre grigliate, che farebbero bella mostra di se’ in un self service non depongono a favore di far vivere al consumatore un pensiero immaginario di eleganza a tavola. Poi i prezzi sono adeguati al luogo, essendo sempre in piazza della Signoria e quindi è normale spendere un po’. Meglio però sedersi per un caffè, con 4 euro la veduta è la stessa!

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento

  1. […] ad essere sulla falsariga di quella proposta prima della chiusura, meglio cambiare: di sicuro il livello qualitativo non era adeguato al nome. Siccome non è un obbligo occuparsi di ristorazione, meglio abbandonare il […]