” Di secondo, una bella bistecca!” “Mi scusi, signore, ma questo e’ un ristorante vegetariano””Ah, va bene, allora mi porti del pesce”. Questo dialogo, un po’ surreale, chissà quante volte sarà capitato ai pionieri della cucina vegetariana, che per primi hanno cercato di proporre dei piatti che non comprendessero “cadaveri”, come amano ricordare gli estremisti di questa filosofia del cibo. Presa all’inizio come una moda, la cucina vegetariana si e’ radicata nel corso degli anni nelle abitudini alimentari di migliaia di persone, complice il successo ottenuto dalla dieta mediterranea che, a ben vedere, e’ la stessa cosa, riveduta e corretta, soprattutto a livello di varietà di piatti proposti. Andare a mangiare in un ristorante vegetariano,  venticinque  anni fa era una sorta di evento, lo si faceva con un gruppo fidato di amici, contenti come bambini perché sembrava quasi di appartenere ad una banda di cospiratori che andavano a tramare per un colpo di stato. C’e’ da dire che l’ambiente non aiutava, spesso buio, in strade desolate, non attraeva certo i carnivori più incalliti, che magari una sera, per sbaglio, potevano entrare, anche solo per dire “Ma una bella grigliata di carne…”. Quello che  stupiva era che non si riusciva mai a trovare gli spaghetti al pomodoro o le melanzane alla parmigiana, quasi come fossero pietanze ricolme di carne: imperava il miglio, le alghe e i fagioli neri Il fatto e’ che per molti anni, essere vegetariano comportava una scelta di vita che andava molto al di la’ del semplice cibo. Voleva anche dire essere pacifista, non violento, amante della natura, e di sinistra. Quelli di destra erano quelli invece che amavano la violenza e, di conseguenza, grandi divoratori di cotechini e salsicce. Di tempo ne e’ passato, fortunatamente; abbiamo assistito, all’interno degli stessi vegetariani, ad ulteriori suddivisioni come quelle di crudisti, che non cucinano praticamente niente, ed i vegani, oggi all’apice del successo , che non mettono nei piatti neppure di uova e formaggio.  Ora le cose sono cambiate, allo stesso tavolo l’intellettuale gauchista si diletta con la sua insalata di tofu e radicchini mentre il post-yuppie bancario trangugia frettolosamente il suo panino con uova e germogli di soia. A quando i ristoranti che cucinano senza sale? Negli USA gia’ accade e…l’America e’ vicina.

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