Da dove sia nato il detto ,”Giovedi’ gnocchi”, non e’ dato sapere ma diventa un richiamo irresistibile esclamare questa frase, al solo nominare il giorno della settimana. Che la cucina abbia i suoi riti e’ piuttosto evidente, rompere la sacralita’ di certe tradizioni e’ tuttora impresa ardua, basti pensare al fatto di mangiare pesce di venerdi’, abitudine ancora radicata nei paesi piu’ piccoli. Ma gli gnocchi rappresentano comunque, da sempre, un piatto della festa, non fosse altro per l’impegno e al tempo necessari per prepararli. La tradizione li vuole di patate, anche se sono piuttosto diffusi in Toscana anche quelli di spinaci e ricotta, chiamati “strozzapreti” o “gnudi”. Perche’ spaventa farli in casa, tanto che il solo nominarli evoca facce terrorizzate e grida di dolore? La causa è da ricercare in tante leggende che si formano sulla preparazione dei vari piatti, nate dalla fantasia popolare, mai suffragate da dati reali. Per gli gnocchi, l’idea ricorrente è quella che, per farli bene, si debba per forza spellarsi le mani poichè le patate devono, obbligatoriamente, essere pelate, passate e impastate ancora bollenti, con i risultati che vi potete immaginare. In questo caso, oltre a essere inutile seguire questo procedimento, è anche dannoso, perchè la farina, impastata a caldo con le patate, forma un composto colloso, difficile da lavorare Per renderli più gustosi si aggiungono anche rossi d’uovo, parmigiano e noce moscata. L’abitudine di passarli, una volta pronti, sul retro di una grattugia, serve per creare un vuoto interno, affinchè il condimento penetri meglio. Raro che questo accada nelle cucine dei ristoranti. Una versione tradizionale degli gnocchi, conditi con del buon ragù di carne e abbondante parmigiano. Altrimenti, se amate le innovazioni provate a condirli con i frutti di mare e le melanzane o altre verdure come zucchine e peperoni. Oppure, opera ardita ma di sicuro successo, con un po’ di pazienza, farciteli con del pesto e serviteli con una salsetta a base di totani, preparata senza pomodoro.Credits pianetamamma.it

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