Se noto il numero incredibilmente elevato di nuove gelaterie che nascono ad ogni piè sospinto, una domanda sorge spontanea: chi lo mangia tutto il gelato prodotto? Non è una domanda fondamentale per le sorti del mondo, d’accordo, ma una sana curiosità da gastronomo viene fuori. La prima distinzione doverosa riguarda il concetto di artigianale: quando è che una gelateria può definirsi tale? Faccio un esempio: posso avere il mio laboratorio dove produco e immediatamente servo il gelato, ma se apro semplicemente delle buste, miscelandole al latte, senza fare una cernita attenta delle materie prime, mi posso considerare un artigiano? E se invece, come succede in alcune catene, la scelta dei prodotti di qualità viene fatta a monte e poi liofilizzata, da unire poi al latte in ogni città dove è aperto un negozio, rimane un concetto di gelateria artigianale? L’ideale sarebbe pensare che se faccio il gelato alle fragole, parto dal prodotto fresco,ma poi scopri che ai consumatori spesso piace più quello che viene prodotto da basi concentrate e allora ti chiedi se non si debba ricominciare ad un’educazione al gusto permanente. Anche perchè se si continua ad apprezzare i gelati che fuoriescono dalle vaschette sostenuti da getti di aria fredda, c’è da capire se ci sarà mai modo di riconscere la qualità effettiva. RImane la solita domana: ma dove lo mettiamo tutto il gelato prodotto? Credits wakeupnews.com

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