In una strada laterale di via Veneto, ecco un locale arredato in maniera moderna, giocato sul vetro e metallo, ma da una cucina che si propone di rispettare la tradizione, pur lavorando in creatività. Il menu è suddiviso tra i classici di Gaetano e gli altri piatti innovativi: tutto scritto senza soluzione di continuità, quasi a voler dire che ci si può comporre il menu indipendentemente dal classico succedersi delle portate. Il servizio è molto cortese e professionale, attento e curato. Si parte dall’appetizer e piccola delusione: la melanzana in tempura è gommosa e fredda. Si prosegue con carpaccio tiepido di triglie bianche, punte di asparagi al crudo di Parma e salsa corallo: l’idea è interessante ma sono, in pratica, due piatti in uno, gustose le triglie ma il legame con asparagi e crudo appare labile. Ottima, invece, l’insalata di nervetti e cipollotti novelli in coniglio in porchetta, calibrata nel gusto, profumata, valida. Orecchiette mantecate ai ricci di mare e rucola cruda con carpaccio di polipo(così riporta il menu) cotto al vapore: ci risiamo sulla costruzione elaborata, all’idea interessante ma con risultato gustativo non riuscito, troppo slegata. A finire, composta di merluzzo in salsa all’amatriciana, croccante di pecorino e guanciale con fagioli corallo: forse non è il merluzzo il pesce più adatto a sopportare una salsa ricca come l’amatriciana, o forse si può fare a meno del parmigiano. Si mangiano di nuovo due piatti, in buona sostanza. Menu degustazione a 60, 80 e 100 euro, alla carta per tre portate sui 70 euro, meno se si escludono i secondi. Una cucina che può crescere dopo le sperimentazioni

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