Un critico gastronomico deve mangiare quanto di edibile viene proposto da un cuoco , magari solo assaggiando se non viene fatto bene, ma non può esistere chiusura mentale su un piatto prima di averlo assaggiato. Quando si tratta di mangiare in un ristorante o una trattoria di livello, la complessità di una preparazione dipende dall’estro dello chef o anche dalle motivazioni che spingono una clientela a frequentare il locale: ci sono gli habitués che cercano una cucina semplice e sana, e quelli che vanno invece a mangiare quella specialità che in casa non possono o non sanno fare. Fatta questa premessa, ci sono un paio di piatti che reputo assolutamente inutili: finocchi bolliti e carote alla panna. Nel primo caso, si tratta di una sorta di punizione, sia per chi li mangia che per i poveri vegetali: perché un prodotto croccante, profumato e saporito deve fare una fine così miseranda? Va bene se uno deve essere punito, metterli sotto il naso, con un odore non proprio gradevole, può essere un ottimo deterrente contro pasti eccessivi, ormoni in eccesso, sguaiatezza dei costumi, ma ritenerli appetibili proprio no. Invece, le carote alla panna, sono un esempio di come un eccesso di ingredienti cosiddetti gustosi possa rovinare il sapore di un piatto: burro e poi panna, inseriti in della carote magari prima bollite, rendono l’insieme così stucchevole che, forse, sarebbero più adatte ad essere utilizzate per una torta finale!

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