Comunque la nomini, almeno in Italia, riesce sempre ad interessare. Piatto semplice, interpretato in ogni regione secondo la propria tradizione, ha una funzione importante nella conservazione dei ricordi. Difficile che un ventenne la ordini al ristorante, ma giunti ai 40 scatta subito la gola, la voglia di mangiarla in tutte le occasioni, impauriti dall’idea che, il tempo che passa, impedisca di gustarla a dovere. Sono state le nonne, più che le mamme, a creare i primi ricordi olfattivi, con il soffritto di aglio, salvia e rosmarino che pervadeva la casa e che, magari, nell’infanzia, non risultava poi così gradito. Se ne contano innumerevoli versioni: presenza di pomodoro o meno è la discriminante maggiore, poi prezzemolo e peperoncino come erbe aromatiche, ma anche salvia, aglio e rosmarino. Volendo due pezzetti di guanciale o pancetta, buona anche la cotenna, ma il partito degli appassionati si divide soprattutto per il fagiolo, che deve essere o meno passato. La pasta può essere mista, i famosi avanzi della dispensa, oppure pasta all’uovo. La temperatura di servizio varia a seconda della stagione: tiepida in estate, bollente in inverno. Difficile trovare un’altra pietanza che può essere consolatoria, quando mangiata in ricordo della famiglia, virile, se consumata in un consesso maschile, afrodisiaca quando la coppia in preda di follie erotiche la mangia insieme in una pausa dell’amplesso amoroso, affettuosa se fatta assaggiare ad un bambino, dirompente alle tre di notte, per un attacco di gola improvviso.

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2 Commenti

  1. Hai fatto bene – Leonardo – a metter in risalto la diversità di questo piatto. Al nord è più brodosa, con pasta sia lunga che corta. Scendendo, più densa, robusta e persino piccante. Se troppo densa è impossibile mangiar altro perché sazia. Secondo me tiepida, con pepe, olio e pecorino… due gocce di aceto semplice 🙂

  2. Mai pomodoro.
    Pasta: ditalini rigati.
    Fagioli: una metà passata (magari insieme ad una patata), gli altri interi.
    Aglio, rosmarino e peperoncino sicuramente, il resto se capita.
    Cotenna, pancetta o lardo, ma, quando l’ho a disposizione, il massimo della libidine è l’osso del violino di capra.
    Edgardo