Certo che la parola fa subito venire in mente l’olio di fegato di merluzzo, un prodotto ricorrente nei racconti d’antan quando veniva impiegato in situazioni drammatiche di famiglie povere, con bimbi denutriti che trovavano in questo prodotto una panacea per i mali. Ben lungi dall’interessare un gastronomo, molto di più un nutrizionista, non rientrava negli ingredienti da provare a tutti i costi. Ma il fegato del pesce, che fine fa di solito? Gettato insieme a tutte le altre interiora, rappresenta però un bocconcino delicato: lo sa bene Cristina Galliti che lo presenta domenica 25 maggio durante la manifestazione “Visti da dentro” promossa da Vetrina Toscana a tavola, che si svolgerà sull’Arno,nella spiaggia allestita di fronte alla Torre San Niccolò, una location insolita per un evento che si preannuncia divertente. Oltre alla razza, sono utilizzati in cucina il fegato della rana pescatrice o coda di rospo, come la si voglia chiamare, quello di spigola ed anche lo stesso fegato di merluzzo. Le frattaglie di pesce sono ancora un argomento ostico da trattare, non a livello di insetti e scarafaggi ma poco ci manca. Eppure, chi ha provato alcune specialità ne è rimasto entusiasta: ci sono poi alcune frattaglie che hanno un approccio diverso con i clienti, come le trippette di stoccafisso, che sono entrate nei menu di uso corrente. Tra le ricette di fegato di pesce da segnalare, a parte quelle comuni al fegato di vitello o i fegatini di pollo, i taglierini  con cubetti di fegato saltato, accompagnati da lenticchie

Credits bresciatoday.it

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