Quale mente creativa avrà concepito una ricetta che, negli anni Ottanta, ha fatto furore in tutte le pizzerie e in tutte le case più attente alla moda? Quale meccanismo ha prodotto uno dei piatti più citati quale cattivo esempio di cucina? Ripercorrendo quegli anni è facile ricordare come, negli anni Settanta, l’introduzione dell’uso della panna in molti piatti che erano vissuti senza, cambiò l’idea di condimento della pasta. Tutto diventava facilmente possibile, bastava il candido grasso liquido ad unire l’impossibile, e la sperimentazione nei night club(si chiamavano così allora!) dimostrava che il popolo bue riusciva ad accogliere anche tale sconcezza alimentare. Allora erano le penne con il salmone affumicato e le uova di lompo, magari addizionate di tabasco e un goccio di brandy che male non faceva, poi prevalse la linea “ecologica”, quella che dava le verdure protagoniste, e quindi i piselli, ovviamente surgelati, grazie al loro colore vivace trovarono un posto in evidenza. Sarà stata una mente perversa quella che creò il connubio tra farfalle e piselli, un richiamo erotico evidente se pensato con l’aggiunta di maiale, presentabile ovviamente, come capita al prosciutto cotto?Certo è che siamo arrivati alla depravazione più completa, nel momento in cui il piatto è entrato nel novero dei primi surgelati e liofilizzati: è la conferma che si tratta di un piatto per “addicted”, dove il richiamo della pancia è più forte di quello della mente; il sapore dolciastro può anche risultare stucchevole alla seconda forchettata, e allora si interviene con parmigiano e pepe pur di arrivare ad ingurgitare la porzione completa

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