Sarà perché ho avuto un padre che il contadino lo ha fatto davvero, e dai suoi racconti ho un ricordo di una vita dura e non certo allegra, sta di fatto che tutti questi richiami di politici e guru(ma oramai Carlo Petrini lo facciamo prima a definire nuovo Messia) al tornare a lavorare in campagna mi lasciano sempre molto perplesso. Intendiamoci, l’alienazione di una catena di montaggio è assolutamente terribile, sono d’accordo, anche perché spesso le fabbriche sono inserite in un contesto urbano assolutamente spersonalizzante, e sono contento di non doverci entrare. Da lì, però, a proclamare che il futuro debba essere quello di lavorare nei campi, ce ne corre. Ora, non è necessario dover affermare che uno prima di parlare debba provare a fare certi lavori, ma io rimango convinto che il luogo dove si è formata la cultura e la civiltà di un popolo rimane la città, che sarà anche triste in certi momenti, ma permette un confronto ed un dialogo che in campagna non è facile trovare. Sarà per questo che una persona si ritira in campagna quando ha bisogno di calma e silenzio, per poi però rituffarsi nella bolgia urbana , dove riceve la scarica di adrenalina necessaria per sentirsi vivo. A volte diventa il preludio della morte, quando uno si ritira in campagna quando va in pensione, quasi non avesse più voglia di impegnarsi in vita. Il contadino è un lavoro che si deve scegliere perché lo si ama fortemente, come il cuoco o il cameriere, tanto per rimanere in tema, non lo possono fare tutti. Ma a qualcuno fa comodo dire così..

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7 Commenti

  1. Se pare sia vita fare la formicolina impazzita alle prese con traffico, parcheggi, casino ampio e vario e che la culla della civiltà sia vivere e diventare nevrotici in città perchè almeno ci sono teatri e ristoranti aperti o si possa fare due chiacchiere con qualche palo della luce……. preferisco il rumore del mare o il vento fra porta e porta nel mezzo di Vertine.

  2. le città ormai sono gabbie di matti.. la cosa più alienante di tutte è il traffico perenne e il dover vivere in funzione della macchina (parcheggio, pulizia strade, imbottigliamenti perenni).. io non ci vedo niente di brutto o triste a tornare a fare il contadino, con i mezzi tecnici di oggi non è certo più faticoso che stare in fabbrica, ormai il contadino è un imprenditore che ha anche il privilegio di vivere in un ambiente sano.. poi le città e i relativi servizi sono raggiungibili in breve tempo..con la macchina!

  3. le città ormai sono gabbie di matti.. la cosa più alienante di tutte è il traffico perenne e il dover vivere in funzione della macchina (parcheggio, pulizia strade, imbottigliamenti perenni).. io non ci vedo niente di brutto o triste a tornare a fare il contadino, con i mezzi tecnici di oggi non è certo più faticoso che stare in fabbrica, ormai il contadino è un imprenditore che ha anche il privilegio di vivere in un ambiente sano.. poi le città e i relativi servizi sono raggiungibili in breve tempo..con la macchina!l

  4. Devi morire. E’ il titolo di un articolo apparso su Teatro Naturale a firma di Alberto Grimelli. Inizia con queste parole:
    “Tu, piccolo agricoltore che stai leggendo, sappi che devi morire!
    Non di morte fisica sto parlando ma certo di morte imprenditoriale.
    Da contadino ti hanno elevato a imprenditore agricolo ma la tua situazione non è migliorata… ti dicono “piccolo è bello” ma i tuoi conti non tornano”
    Il resto è qui: http://www.teatronaturale.it/articolo/10455.html
    Sono d’accordo, fare il contadino oggi è da kamikaze.
    I sermoni dei guru alla Petrini non servono.
    Per riportare gente in campagna occorre semplicemente riportarci un 30 % del valore aggiunto di ogni prodotto agricolo.
    Non si tratta di romanticismo, di fuga dallo stress o di fatica fisica, oggi si scappa dalle campagne per non dilapidare tutto quello che i propri padri con tanti sacrifici hanno ottenuto.
    Il piccolo contadino oggi è un panda senza germogli di bambù. Destinato all’estinzione

  5. Sono daccordo con Francesco Travaglini, e quindi anche con Leonardo, in campagna ci si sta benissimo, basta avere una adeguata “pensione”, bastano 2 o 3 mila euro (costa meno la vita in campagna) e magari un gruzzoletto per affrontare gli imprevisti e investire in qualche attrezzo che allievi le fatiche della terra. Terra che, non dimentichiamolo mai, ha il grave difetto di essere “bassa” rispetto alle nostre mani. Non parliamo poi della redditività, che può andar bene giusto per un orto che ci fornisca le verdure genuine a qualche frutto, ma appena ci si presenta sul mercato si viene immediatamente ridimensionati nelle nostre speranze. Perfino il vino, che almeno un suo mercato moderatamente fiorente, consente una buona sopravvivenza solo a chi ha grande esperienza, passione, mezzi e la vigna nel posto giusto.
    Del vivere al mare poi neanche parlo, il pescatore amatoriale é l’ultimo dei poveracci senza speranza.
    Tenetevi il vostro noioso lavoro in ufficio o in fabbrica, usate meno l’auto se vi stressa fare le code, ma in campagna o al mare andateci solo in vacanza, se le vostre finanze lo permettono.

  6. …la cultura è in città, in citta ci sono i teatri i cinema i caffè alla moda etc etc…..
    ….in campagna si va ad attendere la morte o tuttalpiù in pensione, perchè la terra è bassa……
    Mi sembra che siano opinioni velate da quel preconcetto per il quale il contadino è una persona rozza e un po’ stolida, che fa quel lavoro solo perchè non è in grado di fare altro……
    A parte tutte le contestazioni che potrei fare a questa visione del lavoro in agricoltura vorrei solo farvi notare una cosa:
    su questo blog si parla di cucina ed alimenti, di prosciutti o formaggi prodotti da abili artigiani, carni sublimi etc etc.
    Ma scusate dove si producono queste delizie?
    Sui lastroni di piazza della Signoria?
    E chi le produce qualche commercialista oppure un elegante manager di qualche inutile agenzia pubblicitaria?
    Mi sembra che il mondo si sia dimenticato che il cibo viene dalla terra e non nasce in qualche studio televisivo……..

  7. Carlin non è un “Messia”, per essere persuasivo ha necessità di buttarsi nell’esagerazione e nel “visionario”. La Terra è una concreta opportunità di creare una nuova economia e lavoro per chi non lo ha più. Senza dubbio bisogna inventar qualche stregoneria per convincere il pubblico della grande distribuzione, adoratori del prezzo migliore e della quantità a prezzi scontatissimi, a convertirsi ad una nuova devozione, illuminata dalla consapevolezza che “siamo ciò che mangiamo” e non solo, perchè le cose buone che ti danno un godimento particolare quando le mangi e ti solleticano le papille gustative quando le incontri nel tuo palato, sono i cibi fatti con buone materie prime, con amore e sapienza. Anche quella va recuperata….Io spesso penso che vorrei fare la contadina!!!!!!!!!!