Ordunque,che dire? Prima partono i comunicati stampa con frasi roboanti delle scelte di vita che permettono una nuova avventura egue, tempo un anno, un anno e mezzo e tutto si concludein campo professionale, che significa anche scelta di vita, con tutto quello che ne consegue: così scrive l’agenzia stampa dello chef Fabio Barbaglini “Tra lo chef e il partner Massimo Gianolli sono venute a mancare le condizioni per proseguire con serenità e professionalità il progetto, condiviso nella fase iniziale, segnato dall’amore per la cucina di qualità, dal perfezionismo di chi vuole eccellere, dall’attenzione per le tradizioni e dal senso del buongusto. Tradotto sarebbe: volevo fare alta qualità, i prezzi richiesti non sono sostenibili per la clientela attuale, mi hanno chiesto di spendere meno e fare piatt i più abbordabili, meglio cambiare aria. Bruno Barbieri invece, convinene leggerlo nella lunga intervista concessa al Gambero Rosso, ma volendo tradurre anche lui potremmo dire che: per investire in un ristorante di qualità a Londra ci vuole fiuto e capacità, forse la ristorazione di altissimo livello è finita, ed io non sono in grado di competere in un territorio non amico, preferisco dedicarmi ad una cucina casalinga da fare in una trattoria di Bologna..così ho il tempo di fare Masterchef senza troppi grattacapi. Insomma si torna a parlare di ristoranti TOP alla fine, ma quelli che lavorano sono sempre abbastanza. Ammettere di aver sbagliato è dura, meglio indorare la pillola, questo capita a chiunque ed è normale ma la domanda che sorge spontanea è. che futuro per l’alta ristorazione italiana? Credits Maurizio Brera per Fabio Barbaglini

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