Sarà che Gianfranco Pampaloni è un uomo così particolare che pare normale arrivi ad essere oggetto di notizie false e tendenziose, sembra quasi nel suo stile di personaggio fuori dagli schemi. Di fatto la notizia della chiusura della sua creatura non è fondata e quindi è doveroso da parte mia scusarmi  e annunciare che  In Fabbrica rilancia più in forma che mai . Ma il coccodrillo che ho scritto rimane ad imperitura testimonianza della particolarità del suo essere un ristoratore fuori dagli schemi. Presto novità su iniziative che verranno svolte nel locale 

Peccato, viene da dire, pensando alla fine di “In Fabbrica”, il ristorante pensato dalla mente fervida di Gianfranco Pampaloni, argentiere estroso fiorentino, a suo tempo fondatore del “Rifrullo” cocktail bar e ristorante della rive gauche fiorentina, zona San Niccolò. Bisogna scriverne già al passato, eppure resterà nella mente di coloro che lo hanno frequentato, anche solo per una sera, divertendosi alquanto: non per mangiare, questo no, niente di ricordabile, ma per l’atmosfera che si riusciva a creare. L’ingresso, che già si doveva conoscere per individuarlo, sulla pubblica via, senza insegna, appena illuminato sopra il portone della fabbrica:poi la visione delle  opere di argenteria in bella esposizione, mentre veniva sorseggiato un vino imbottigliato dallo stesso argentiere, onesto. Poi l’arrivo alla sala da pranzo, attraverso una stretta scala a chiocciola che sembrava di essere nella Parigi del XIX secolo. La cena quasi a menu fisso, o italiano o giapponese, su tavoli apparecchiati, va da se’ con argenteria a profusione ed il lampadario attaccato al soffitto a forma di falce e martello. La cena scorreva tra le battute dello stesso Pampaloni, con la lettura di scritte improbabili sulle etichette di vino, con i camerieri costretti in una giacca che sembrava quella della polizia della DDR, al mattino operai in fabbrica, alla sera valenti “serveurs”: si respirava un’aria di appartenenza durate la cena,quasi facessimo parte tutti di una stessa compagnia e, chi non stava al gioco, rischiava di grosso di essere oggetto di battute salaci. In estate anche la terrazza con vista campo da calcio, il comico ed il grottesco che si univa, e tutto a spese sostenibili. Troppo bello per durare, forse, o forse una città come Firenze regge per poco le novità, poi si stanca e non ha voglia di alternativo sempre: non è una metropoli, il pubblico locale è troppo scarso, quello che arriva da fuori vuole le stesse cose, difficile che un’impresa regga da un punto di vista economico. Rimane il ricordo di un luogo dall’atmosfera unica. Peccato!

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Un commento

  1. Buonasera , vengo a sapere che ho chiuso il ristorante , ti invito invece domani o sabato per provare la cucina della nostra coppia siciliana Santo e Catena La Macchia . Oltre a questo abbiamo finito di girare un filmato davvero interessante che presto vedremo al cinema .
    Chi ha dato questa notizia ?