Coraggio, entusiasmo, voglia di fare, spavalderia..tutti elementi che ci vogliono quando si decide di mettere in piedi un locale fuori dagli schemi, ricco di suggestioni, anche provocatorio: ci sono riusciti Eugenio Boer cuoco, Davide Mingiardi e Anna Vitolo sommelier(ma forse è limitativo chiamarli così..) e responsbaili di sala, hanno costruito un luogo inventandolo di sana pianta: tre piani per effettuare il servizio ed una cucina minuscola scoraggerebbero chiunque a intraprendere la strada del bravo ristoratore e, non a caso, loro hanno scelto quella un po’monella che rompe gli schemi consueti, che ti fa scegliere prima il vino e poi trovarsi il piatto abbinato. Niente imposizioni, ovvio, si può stare al gioco come decidere di seguire il servizio classico; nel gioco conviene allora seguire i menu degustazione a 4, 5 e 6 portate, che spaziano dai piatti che hanno decretato il successo negli anni, alle specialità di mare fino ad arrivare, per gli habitués, alle nuove creazioni. Che sia un locale per molti, ma non per tutti, lo si vede dallo stuzzichino, con il cervello fritto proposto modello bon bon, accompagnato da un macaron ripieno di fegato o il cracker di nero di seppia. Ma poi arriva lui, il piatto risolutivo, che fa amare o no la cucina di Eugenio: il cervo crudo, servito tiepido, quasi futurista con la salsa di lamponi a significare il sangue, la mousse di foie gras con la ruta ad accompagnarlo, con il coltello inutile al fianco visto che bisogna mangiarlo con le mani e lavarsele poi in un infuso di pino. Da qui la strada è in discesa: come per i tortellini ai 4 ripieni sempre di gallina padovana serviti con il brodo della stessa, o con il diaframma di bovino con sedano rapa e scampi. Rimane la voglia di capire e provare le animelle con aringhe affumicate, barbabietole e maionese, i ravioli di cinghiale ai pepe ed erbe o il piccione con trombette della morte, marmellata di biancospino e rucola. Ci sarebbero i formaggi, già, da assaggiare ma meglio dirigersi a spron battuto sul latticello servito con i carciofi crudi, il caramello salato e l’estratto di lievito: che c’azzeccano tutti insieme? In teoria poco, in pratica sono da assaggiare, meno, forse, per i ghiottoni erranti, ai quali mancherebbe la soave avvolgenza di grassi zuccherini. Sarà anche il potere del vino ma se decidete di bere una sola bottiglia durante tutto il pasto nessuno vi perseguiterà. Delicato il servizio, gentile, pensando alle scale che si devono fare, ti chiedi come si fa a restare sorridenti e gentili, ma tant’è… Prezzi tre portate escluso vini sui 55-60, le degustazioni senza vini a 45 55 e 65. Un plauso al menu, che vede la firma di Gianluca Biscalchin..artisticamente parlando, ovvio!

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