Articolo apparso oggi sui quotidiani del gruppo Epolis

 Ora che è uscita la  guida Michelin dei ristoranti, la  più importante, a detta dei cuochi, il panorama della ristorazione italiana mostra nel firmamento gastronomico un numero maggiore di stelle, il simbolo che segnala i migliori ristoranti. Il massimo consentito è di tre e sono rimasti i soliti cinque a possederle: Enoteca Pinchiorri a Firenze, Dal Pescatore a Canneto sull’Oglio (MN), Il Sorriso di Soriso (NO), Le Calandre a Rubano (PD) e il ristorante La Pergola dell’Hotel Hilton di Roma. Passano da 29 a 34 i ristoranti a due stelle e da 217 a 236 quelli a una stella. I numeri raggiunti possono sembrare importanti, ma se si considera che i cugini francesi, di ristoranti con il massimo punteggio ne hanno una trentina, è facile capire come la “Rossa”, come viene chiamata in gergo la guida, risenta di un’evidente sudditanza psicologica transalpina. Per quanto riguarda il trattamento riservato a Gualtiero Marchesi, il primo cuoco a ricevere le tre stelle, viene da pensare al vecchio detto: “Tanto tuonò che piovve”. Dopo aver passato mesi a dichiarare che un personaggio come lui non dovesse essere più giudicato dai critici, essendo evidente il contributo dato alla grandezza della cucina italiana, che lo rendeva “super partes”, gli ispettori lo hanno preso in parola togliendolo del tutto dalla guida e relegando il suo locale a ristorante d’albergo. La riflessione che nasce spontanea su un risultato come questo può essere affidata ancora alla saggezza popolare: mal voluto non fu mai troppo!

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Un commento

  1. o magari no ?
    magari fra 5 / 10 anni si scoprirà che aveva avuto ragione Gualtierone che forse, si beccherà qualche mega-intervista o mega-titolone e sarà contento uguale come se . . . .