Quando ho visto Maria Fittipaldi Menarini ho pensato fosse un’attrice. Invece credo sia molto di più, a me ha dato l’immagine di una regale leonessa.

Maria Fittipaldi menariniMaria Fittipaldi Menarini ha un DNA importante, nipote dell’omonimo fondatore dell’azienda farmaceutica, è una signora che oltre a spiccate doti imprenditoriali, ha classe e fascino da vendere. Lunghi capelli biondi, un portamento sinuoso ed un appeal che fa pensare ad una donna che non conosce la noia e ad un passato così ricco che verrebbe voglia di scrivere la trama di un film.

Donne FittipaldiNel 2004 nasce la storia d’amore tra Maria Fittipaldi Menarini e Bolgheri, un areale fortunato in provincia di Livorno, famoso nel mondo per un terroir che ha dato vita a vini di fama mondiale. L’azienda Donne Fittipaldi nasce impiantando 10 ha di vigneto (Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Petit Verdot e Malbec) che vengono gestiti da Maria Fittipaldi Menarini insieme alle sue quattro figlie, Carlotta, Giulia, Serena e Valentina.  Cinque donne alla riscossa in quel di Bolgheri, tutte bellissime e coraggiose, diverse per età, professioni e città, ma unite da una sorellanza che difficilmente si riscontra. L’accento dell’unione tra le donne cade sul vino: quest’ultimo trova le sue origini in un contesto paesaggistico di incommensurabile bellezza, nella loro tenuta, in località La Pineta a Bolgheri dove si potrebbero immaginare scene che ricordano il capolavoro di Mario Monicelli “Speriamo che sia Femmina”.

Donne FittipaldiLa produzione media annua Donne Fittipaldi si aggira intorno alle 60.000 bottiglie che vedono, per la maggior parte, etichette firmate dall’artista Giorgio Restelli, in arte Giores, uomo carismatico e direttore artistico per Mediaset con il quale Maria Fittipaldi Menarini trova subito un feeling artistico e lavorativo, tanto che la produzione di Malbec presente dal 2012 le viene suggerita proprio dall’amico rientrato da un viaggio in Argentina. Il concetto di bellezza e femminilità e la ricerca della perfezione sono una costante nei vini della famiglia Fittipaldi; infatti, ecco che al Cibreo Ristorante, Helvetia Bristol Hotel a Firenze, nel bellissimo Winter Garden, viene presentato in anteprima il Donne Fittipaldi Magnetic 2019, la cui etichetta, stavolta, è disegnata dalla secondogenita Giulia, la quale ritrae l’occhio attento della madre su uno sfondo bianco. Un Cabernet Franc in purezza, maturato in cocciopesto a cura dell’enologo dell’azienda Emiliano Falsini; il cocciopesto è un antico contenitore inventato dai Fenici, poi perfezionato ed usato dai Romani, costituito da impasti di materiali di resulta – sassi, residui di mattoni sbriciolati, cocci, sabbia e acqua – che veniva utilizzato come impermeabilizzante per rivestire vasche e cisterne.

5 2019 FittipaldiDelizioso il benvenuto con un calice di divertenti bollicine, il 5 – 2019 è un rosato metodo ancestrale – o pet-nat – buono e non banale, a base Malbec che, servito fresco con una gelatina di curcuma ed il crostino di spuma di baccalà, fa pensare a vacanze estive in riva al mare: gioia, freschezza, convivialità e leggerezza.

Bolgheri Donne FittipaldiUna svista sul servizio del vino ad un paio di tavoli laterali – tra i quali il mio – mi porta ad assaggiare, anziché il Lady F Orpicchio, l’anteprima del Donne Fittipaldi Bolgheri Rosso 2020 (cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot ed un 5% di petit verdot), accompagnandolo col paté del Cibreo, un soffice impasto di fegato accostato ad un lingottino di ricotta aromatizzata alle erbe: il connubio risulta perfetto, laddove il vino dalla bella gioventù e freschezza, croccanti ciliegie e ribes, eleganti astringenze e spezie di pepe e anice stellato donano al palato l’equilibrio con il piatto (evviva gli errori!).

Lady F FittipaldiIl Lady F Orpicchio 2019, destinato al paté, arriva in fortunato ritardo, e così l’insalata di trippa e l’appetitoso cubotto di vitello tonnato riprendono in corner il bilanciamento degli abbinamenti. L’ Orpicchio (vitigno a bacca bianca, probabile discendente del Cortese, Moscato giallo e malvasia toscana) Lady F ha il profumo della macchia mediterranea, ricorda un po’ la mia adorata Maremma in primavera, con le sue ginestre in fiore.  La parte alcolica è importante, ma generosa è la freschezza. Lady F. 2019 ha il colore paglierino, il profumo di pera ed erbe aromatiche; ed il sorso fresco-sapido e leggermente boisé – matura, infatti, per metà in acciaio e metà in legno – non richiede una temperatura di servizio troppo fresca; con le carni bianche, ben architettate da delicate salse, si accompagna adeguatamente.

Magnetic FittipaldiPer il nuovo arrivato, il Magnetic 2019, l’abbinamento con la corona di patate e ricotta, accostata ad un ragù, crea un quadro di squisita armonia. Il Magnetic 2019 è Cabernet Franc in purezza, col suo gusto dinamico, non minaccia il ragù, integrandosi con la sua franchezza di profumi e di sapori. Un’annata asciutta la 2019, ma il vino ha il gusto fresco di frutti rossi, note balsamiche e speziature di pepe, la parte vegetale ed i tannini sono presenti, sì, ma non irruenti. La vinificazione in cocciopesto – pensare ad un contenitore usato millenni fa, un certo brivido di emozione lo provoca – esalta la parte erbacea e fruttata: il sorso è scorrevole e leggermente salino, una bella complessità emozionale e l’etichetta della bottiglia con un occhio ammiccante lascia immaginare un vino rivolto al futuro.  Il D.F. Bolgheri Superiore 2018 (40% cabernet sauvignon, 30% cabernet franc, 30% merlot) ha un bellissimo approccio al naso, di frutti scuri e pepe nero, eleganza in bocca e freschezza tale da non sentire quei 15 gradi di alcolicità. Servito con una deliziosa tartare di fassona piemotese e delicatamente condita, fa un po’ da padrone, ma le prevaricazioni vanno a volte perdonate.

Malaroja Donne FittipaldiIl Malaroja 2012 è un Malbec in purezza, un vitigno insolito per Bolgheri, una sfida o un capriccio di Donne Fittipaldi all’abbattimento di inutili pregiudizi, e che avrei abbinato al dessert al cioccolato, vista la sua età ed i suoi 20 giorni di macerazione sulle bucce. Balsamico e ammorbidito dal tempo, ha una struttura importante ed un po’ ribelle, profumi e gusto di prugne cotte e la trama tannica ormai impercettibile. La scelta dell’abbinamento con il purè ed il tenerissimo manzo in umido non è stata delle più felici, ma è bastato invertire il calice e godersi il piatto con il Bolgheri Superiore 2018, et voilà, una scorrevole piacevolezza che ha esaltato l’anima del vino regalando, anche qui, il finale ad un bellissimo percorso emozionale.

 

 

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