I percorsi del degustatore sono ampi e variegati, almeno per chi ha voglia di nettersi in cammino. In principio fu il vino, che ha dato il via al cambiamento fondamentale di approccio ai prodotti alimentari: non più qualcosa da ingurgitare per riempire lo stomaco, ma da conoscere a fondo per apprezzare e consumare con soddisfazione senza esagerare. Da allora si è assistito alla crescita esponenziale di una serie di corsi di degustazione, che ha portato Slow Food a creare il percorso dei master of Food, riuscendo a catalogare una serie di alimenti che possono essere analizzati utilizzando i notri organidi senso In ambito alcolico, oltre al vno abbiamo la birra, la grappa, e i distillati e liquori in genere. Nel settore “liquidi” il caffè, il thé( o té , o tea?), l’olio extravergine di oliva mentre nel settore “solidi” il cioccolato, i formaggi, i salumi. La scelta diventa così ampia e variegata e mi sono accorto che, dopo lunghi anni passati ad essere monotematico, ho deciso di ampliare i miei orizzontie quindi d’ora in poi, oltre alle solito elogio della sbronza inconsapevole, mi esibirò in un ricco variegato mondo degustativo, comprendente anche tisane e vecchi merletti. Sarà l’età che passa? Credits chateatelier.it

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Un commento

  1. Salve Leonardo. Ho letto il tuo articulo, molto interessante, e come lavoro nell settore del Tè, mi sentivo nel obbligo di fare un chiarimento rispetto alla terminologia “Thè”.
    La grafia thé, non è corretta in italiano, e quindi da evitare, in quanto si tratta di una parola francese.
    In Italiano la pronuncia corretta sarebbe “Tè” mentre che Thè in francese, Té in spagnolo, Tea in inglesse, Tee in tedesco, e non finisce mai la lista : )
    Spero essere stata di aiuto.
    Cordiali saluti, e buon lavoro!

    Marcela Esteban