Chi dice che la cucina debba essere solo sostanza? Chi crede che il contenitore non sia importante quanto il contenuto? Basta ascoltare Davide Oldani per capire la sua filosofia: conta molto come dici le cose, altrimenti puoi fare il piatto più buono del mondo ma nessuno lo saprà mai. Metti un cuoco di gran bell’aspetto, che ha lavorato nelle migliori case milanesi e non solo. Declina l’idea di un ristorante che porta le sue iniziali (il D’O) a Cornaredo, dove si mangia con poco e si deve cucinare frattaglie e materie prime povere. Ottieni piatti che non mangeresti altrove ma riesci a farlo da lui: il ristorante che si mantiene da solo e che sfrutta le attività collaterali non per coprire le perdite ma incrementare la fama. In sintesi, questa è l’idea sviluppata dal buon Davide, che non utilizza i sifoni per fare le spume perchè incidono troppo sul costo piatto, che tira fuori una ricetta come la tettina(avete letto bene) di vitello cucinata come se fosse un foie gras, abbinata alla mousse di birra, oppure la cagliata che in superficie, al posto del caviale, ha la tapioca ridotta a sfere grigie. E’ una cucina che si inserisce perfettamente nell’idea del lusso e la semplicità di Identità Golose. Rimane solo un quesito: quanto viene apprezzato dai clienti che vogliono sì il pane , ma mano anche le rose quando vanno fuori casa?

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6 Commenti

  1. Mah, nella mia esperienza (e al D’O ci sono stato parecchie volte) i clienti apprezzano eccome la cucina di materie prime povere di Oldani, e probabilmente il suo merito è proprio quello di avvicinare a una cucina “alta” persone che altrimenti non affronterebbero i costi percepiti come troppo elevati di molti altri luoghi rinomati della ristorazione. E altro merito che gli va ascritto è che fra le “attività collaterali” che citi non ci sono solo il food design o le attività di testimonial, ma anche la partecipazione ad iniziative di maggiore spessore, come questo progetto di educazione alimentare (perdona lo spamming…) Da una piccolo cipolla a un grande progetto.