• Il putiferio è nato dal fatto che, in uno spot del dado Star, la vincitrice della 2^ edizione di Masterchef Italia, Tiziana Stefanelli, utilizza il prodotto in un piatto come la caponata siciliana. In realtà, non solo in quel piatto, c’è già lo spot ambientato a Milano, dove il dado è protagonista del risotto alla milanese, poi ne sono previsti altri per celebrare le ricette più famose. Ma a Palermo c’è stata la rivolta via web, come se l’utilizzo del dado avesse infangato l’immagine di una ricetta popolare. In effetti, a pensarci, l’idea di mettere il dado da brodo nella pappa al pomodoro o nella ribollita mi lascerebbe un po’ basito, ma so che in alcune cucine professionali viene fatto. Quello che osservo è che, nel caso della Star, lo sbaglio è stato quello del testimonial, almeno a vedere le prime reazioni: nel passato molto è stato perdonato ad illustri personaggi, tipo Lorenzo, del ristorante omonimo di Forte dei Marmi, che già nel 2002 faceva fare la réclame del dado Knorr al suo cuoco, o più recentemente, per la stessa marca, Marco Pierre White, cuoco inglese che in Italia però godeva di scarsa fama. Lo stesso Cracco, tanto per rimanere all’interno di Masterchef, ha subito critiche ma non così velenose, per la pubblicità della patatina San Carlo, peggio è andata a Vissani , sempre per le patatine, ed anche lì incide il testimonial, come viene avvertito dal pubblico. La questione, insomma, non è se il caso o meno di utilizzare il dado: teoricamente tutti sanno che non va usato, praticamente, a considerare le vendite, in molti lo usano, soprattutto nelle cucine di alberghi e ristoranti, quindi inutile fare le vergini consacrate, è una realtà diffusa e consolidata, ovvio quindi che sia oggetto di promozione. Sarebbe interessante capire su che base viene scelto colui che rappresenta il prodotto, già in passato Tiziana era stata fatta oggetto di aspre critiche, rilanciarla oggi su un campo come questo, che appare minato, sembra quasi una provocazione ..ma l’intento era quello di farne parlare, non importa come, l’obiettivo è stato perfettamente centrato
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12 Commenti

  1. veramente la caponata è una spadellata di verdure in agrodolce dove il brodo non ci va né fatto con acqua e verdure né fatto col dado. non è un problema di testimonial (simpatico o meno) ma di ingrediente sbagliato. un risotto si fa col brodo e il dado ci può pure stare ma nella caponata il brodo che c’entra?

  2. ricordo che per la pubblicità del dado oltre a lorenzo, furono coinvolti cracco e pure il cuoco di don alfonso! i grandi ristoranti hanno bisogno di pubblicità. personalmente non vedo tanto grave questa storia delle rustiche pai

  3. rispondo a questo articolo per la grandissima stimo che nutro nei contronti del suo autore
    mi limiterò a esprimere la sensazione che ho avuto nel leggere le critiche del web.
    è vero che l’ingrediente proposto non è l’ideale per la ricetta ma credo che il problema sia un altro
    vorrei fare l’esempio della signora parodi che mette dado granulare ovunque e usa surgelati persino per fare il soffritto. nessuna polemica. perchè? perchè la signora parodi lo fa con modestia proponendo ricette facili alla portata di tutti . il risultato è che alla fine la parodi risulta umile e simpatica , gli spettatori si identificano
    se invece il dado viene usato da altra persone che esprime saccenza e superiorità si scatenano le polemiche
    insomma a parer mio è proprio una questione si sapersi porre .. di simpatia non tanto di ricette.

  4. gentile ivana, tu puoi fare la pubblicità del parmigiano facendo cadere scaglie pure su un branzino al forno. ma forse è meglio fare la pubblicità del parmigiano con una insalata di carciofi crudi, con la bresaola o con un piatto fumante di spaghetti al pomodoro. libera di mangiare il branzino al parmigiano e la caponata cotta nel brodo ma non dirlo in giro.

    • gentile pat credo che tu non abbia capito il senso di quello che ho scritto . non ho mai detto che sia adeguato il dado nella caponata ,anzi ho proprio detto il contrario.ho solo voluto sottolineare che tanta ostilità verso quella signora della pubblicità è dovuta all’antipatia che suscita nel pubblico . tutto qui . spero che adesso tu abbia compreso

  5. veramente i siciliani sono più infastiditi dall’altra finta siciliana che dalla vincitrice di masterchef. l’accento siciliano dell’altra attrice è improbabile e da siciliana posso dire che non me ne importa nulla se la testimonial è simpatica o meno. è più fastidioso vedere un accento storpiato e una ricetta rovinata.

    • ti parlo da siciliana : dell’accento della signora non mi importa . si ad alcuni ha dato fastidio ma la polemica del web ti assicuro è sull’antipatia della “cheffa ” come viene chiamata . ti assicuro che sto seguendo nel web questa storia.non la sopportano proprio.

  6. io ho letto su repubblica da cosa è nata la polemica. da una signora che lamentava l’uso del brodo per fare la caponata senza dire quanto è antipatica tiziana.

  7. ok mi metto qui ad aspettare. quando faranno lo spot con la panzanella e diranno che per fare una buona panzanella il pane raffermo va ammorbidito in un buon brodo fatto col dado star vedremo se i fiorentini diranno che tiziana è antipatica o che la star non sa come si cucina la panzanella. tiziana ci ha solo messo la faccia perché l’hanno pagata. mica ha scritto lei la ricetta. in più voglio vedere se al posto di prendere una che parla toscano come una luisanna messeri ci mettono una di canicattì che scimmiotta il toscano voglio vedere se è ancora un problema di masterchef o è un problema di spot sbagliato dall’inizio alla fine.

  8. Leggendo l’articolo di Romanelli non posso fare altro che approvarlo in pieno. Diciamo la verità, ormai nella pubblicità siamo abituati a vedere di tutto e di più senza sconvolgimenti o terremoti psicologici, quindi perché su questa pubblicità in particolare si dissente? Le pubblicità coi dadi le vedo in televisione da quando ero piccola. Per la ricetta sicuramente, io sono inorridita, da brava fiorentina, a vedere la ricetta dello “spezzatino alla toscana” col dado, ma vabhe… ma soprattutto per il personaggio, che per un qualche strano motivo non piace a moltissimi, raramente assisto a certe levate di scudi…dissento con Romanelli sull’ultima frase, cioè il “basta che se ne parli”… anche in negativo va bene per la Stefanelli, ma sulla pubblicità di un prodotto un opinione negativa può risultare pericolosa.