Scrivo sul treno, di ritorno da Penne, “ridente cittadina” come si sarebbe detto una volta, nell’entroterra pescarese, dopo l’inaugurazione della festa “Cummara a Fiure”, invitato ad inaugurarla dagli organizzatori, con Alessandro Orovesi in testa, a farmi da Cicerone su usi e tradizioni locali. Per uno come il sottoscritto, sempre in giro tra Milano, Roma, Toscana e nord in genere, aver percorso in treno la costa che dalla Romagna porta a Pescara, è già stato divertente per il panorama. Arrivato a destinazione, il pranzo nell’albergo che mi ospitava mi ha sorpreso per i prezzi: 3 euro un sauté di cozze, 8 euro un fritto misto, vini sotto i 10 euro in carta(visione che mi mancava da anni!). La manifestazione si svolge in questo fine settimana, nel parco pubblico della città, con tanti produttori di vino e cibo a far assaggiare le loro specialità: ieri abbiamo preceduto l’inaugurazione con un convegno sui prodotti tipici, e quindi analisi approfondite e mai ovvie su olio, vino, salumi, precedute da un racconto sulle storie che danno luogo alle sagre sparse in tutta la regione. Ho visto cose che voi umani..il salame fatto con il fegato e il peperoncino, il pinot nero e il kerner  prodotti in provincia de L’Aquila, i formaggi a latte crudo profumati e gustosi…a mezzanotte,quando me ne sono andato, la folla riempiva la fiera. Bello questo spaccato d’Italia, mi sa che in Abruzzo ci torno presto!

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5 Commenti

  1. Ciao Leonardo, abbiamo una cara amica in comune (Elena F., una volta ci ha presentati ma è passato un pochino di tempo), e io e mio marito conosciamo l’Abruzzo molto molto bene. Ogni anno passiamo in questa magnifica regione fra i 15 e i 30 giorni, dedicandoci a scoprire tesori d’arte assoluti, e l’incredibile proposta eno-gastronimica che questo angolo d’Italia offre. Insomma, si può dire che quando partiamo per qualche luogo, il primo pensiero va sempre al cibo 😉 Se decidi per un’altra puntata in loco, abbiamo molti indirizzi eccellenti dove poter scoprire la cucina tipica sia di base che rivisitata, in montagna o sulla costa. E la salsiccia di fegato non sarà la sola sorpresa: dal pecorino di Farindola (fatto utilizzando la bile di maiale), alle “mortadelline di Campotosto”, passando per i crudi di mare in una trattoria molto speciale, fino alle feste di paese dove gli immancabili arrosticini tagliati a mano (rigorosamente di pecora, of course) sono teneri e saporiti, e da nessun’altra parte troverai un agnello così buono, a parte l’Abruzzo. Tralascio mille altre cose, tipo il “parrozzo” dei giorni di festa, ormai quasi introvabile quello con una parte di mandorle amare, il rosso di Marina Cvetic, il Pecorino che ben fresco accompagna la trippa di pescatrice …
    Via, una sera si farà una cena tutti insieme!
    Cari saluti, e complimenti anche per l’articolo su Slow Food, nel quale apprezzo il coraggio delle parole, e condivido quella nostalgia che lega anche altri commentatori.

  2. […] Commenti recenti beppe su Slow Food, 25 anni dopo…c’è da festeggiare?Donato su Slow Food, 25 anni dopo…c’è da festeggiare?Giuseppe Calabrese su Ora d’aria: anche senza lo chef, il locale marcia!marta su Volete partecipare a “Chef per un giorno”? Leggete come farecristina su “Cummara a Fiure” a Penne, bella esperienza abruzzese […]

  3. Cristina ha scritto “E la salsiccia di fegato non sarà la sola sorpresa: dal pecorino di Farindola (fatto utilizzando la bile di maiale), alle “mortadelline di Campotosto”,”

    credo di conoscere il posto di cui parli! 😉

    E’ vero, solo da noi in Abruzzo l’agnello è così buono. Sembra incredibile che nel resto di italia non conoscano nemmeno gli arrosticini. Beh peggio per loro, non sanno che si perdono!

    Complimenti per l’articolo 🙂

  4. Le cozze in Abruzzo? Ma scherziamo?
    Piuttosto preferisco mangiare l’agnello, ti pare? Almeno è una vera specialità! 😉