“Io ne ho fatto chiudere uno, lo scorso anno, con la mia segnalazione” esclama soddisfatto ad un gruppo di amici che lo ascoltano. Fanno parte di una squadra, come va di moda ora in alcune guide gastronomiche, dove sembra che si riunisca il Politburo per stabilire le trattorie e i ristoranti da visitare e dopo che lunghi conciliaboli permettono al fine di decidere l’entrata o meno nella preziosa guida. Quando entrano in un ristorante, i  nuovi critici, si fanno notare eccome: una o due guide sottobraccio, penna e blocco ben in vista, appunti presi in maniera quasi sfacciata tanto per far capire chi sono..eppure basterebbe alzarsi per far finta di parlare al telefono e ripetere così il menu, la tecnologia aiuta…come arriva il potere, fa cambiare le persone, la soddisfazione di avere la capacità di vergare due righe sulla trattoria o il cuoco di turno esalta tanti piccoli uomini( e donne)!  Poi ci sono quelli che scrivono su testate molto lette e si divertono a fare i simpatici, dimostrando di mancare di uno dei requisiti essenziali di un critico, è cioè non avere prevenzione nei confronti della cucina che andrà ad assaggiare. Pietro Leemann deve mettere a disagio qualcuno , forse, in un mondo perennemente gridato ed urlato, uno come lui che si mantiene tranquillo e pacato deve disturbare e, con esso la sua cucina. Meno male poi che si scatena il dibattito e questa è la sua splendida risposta. Ma una bella scuola per critici novelli?

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2 Commenti

  1. Povero Leemann, più che una scuola per critici ci vuole un po’ di leggerezza e filosofia nel giudizio, all’interno della carriera di uno chef ci sono dei momenti felici e altri magari un po’ meno, ci vuole un minimo di equilibrio, di consapevolezza di maturità, cose che difficilmente uno scuola può dare. le critiche devono essere costruttive anche se si parte da un elemento negativo. fare chiudere i locali non è una soluzione, dare stimoli per migliorarli si. Ci sono cose che solo una persona da fuori può notare, a volte certe intenzioni, certa cultura, alcuni sapori non arrivano a tavola o nel piatto, bisogna prenderne atto, verificare non sempre le critiche sono infondate o solo frutto di malignità anche le categoria è piena di semi professionisti.

  2. leonardo, sai cosa penso di Leemann, quanto stimi il suo lavoro, il suo studio e, non per ultimo, molti dei suoi piatti.
    Quell’articolo e quel che ho letto in giro a questo proposito, mi hanno procurato l’orticaria.
    Alla fine ho scelto di tacermi, visto che mi sono sentita dire che io venero Leemann (e dunque non sono lucida).
    Sarà, ma non provavo le emozioni che ha saputo regalarmi da molto ma molto tempo….