Nella sfida tra Milano e Roma,  vince la Capitale in quanto a numero di partecipanti, che diventano 900, sempre a mille euro cadauno. A scorrere il menu, sono stati meglio i romani, almeno per numero di portate ma certo che un minimo di attenzione alla compilazione del menu poteva essere fatta: certo, spesso sono minuzie, piccole imprecisioni, ma provate a pensare alla lettura di un libro con qualche refuso, pensate a quando vi capita di osservare  una foto non perfetta, o ascoltare una canzone con suoni non puliti, non è la stessa cosa. A voler fare le pulci al menu, già si comincia con una flute invece di flûte di prosecco(la maiuscola non esiste in questa lista delle vivande, siete avvertiti), passi per canapè, che viene accettato anche dalla Treccani, anche se i francesi scrivono canapé poi si arriva al mitico voulauvent…meglio sarebbe vol au vent: in una cena dove si parla di rinnovamento, un esempio di piatto del passato, popolare negli anni Sessanta e Settanta, poi caduto nel dimenticatoio e riesumato per l’occasione meno adatta. Riempito con scaglie di grana,spero non sia stato servito freddo, per la pena degli astanti. La bufala è presente nei cestini dell’aperitivo  così come negli sformatini  di parmigiana di melanzane: a prima vista un vegetariano potrebbe non mangiare, la carne di bufala usata in maniera così copiosa potrebbe insospettirlo..sarà mozzarella? E perché non scriverlo? Altra presenza dubbio è quella di pachino: senza una maiuscola, dovrebbe richiamare alla località, saranno i pomodori d’accordo, ma per la precisione, insomma, scrivetelo!Se c’erano gli sformatini, non mancheranno i filettini di manzo (sic!) per poi arrivare a vele spiegate fino al dolce, senza errori di sorta, per poi fermarsi attoniti alla lista dei vini: “vino bianco e rosso, Moscato, Acqua minerale”. Ma come, si parla tanto dell’eccellenza dell’agroalimentare e si torna ad una definizione generica di vino bianco e rosso, come succedeva nelle trattorie del dopoguerra? Ed il Moscato, quale? Di Trani, di Pantelleria, moscato d’Asti? Sono convinto che in Francia non sarebbe mai successo e certo che, se in occasioni durante le quali la comunicazione è potente, con tanti giornalisti di altri settori che pubblicheranno il menu, non prestare attenzione alla compilazione è un errore grave. L’Expo è alle porte! Credits Fabrizio Rondolino

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