Il post maggengo delle bevute lo dedico all’Alto Adige. Perché in effetti questo mese, ne abbiamo bevuti di interessanti, di vini alto atesini, anche grazie ad un appuntamento organizzato dal Consorzio Vini Alto Adige presso La leggenda dei Frati. Complice la bellezza di Villa Bardini e la bella cucina di Filippo Saporito, questo Alto Adige classico è risultato ancora più buono. Cosa non facile quando parti da attese alte, perché conosci le potenzialità di quella montagna incantata, e ne hai bevuti a fiumi di vini bianchi, rossi, spumanti e pure dolci dal Sudtirolo. Pertanto stupirsi di quanta piacevolezza regalino è difficile, poiché alla bontà ci si abitua facilmente, cosi come con la bellezza.

L’Alto Adige-Sudtirol in due parole e qualche numero

Benchè si tratti di una delle più piccole regioni viticole italiane, resta una delle più prestigiose senza sé e senza ma. La “regione-sicurezza”: qualunque vino scegli caschi sempre in piedi.

Gli ettari vitati sono 5700 ripartiti tra 5000 viticoltori, da cui si ottiene una media di un ettaro a azienda. Regione in cui per tradizione si coltiva la Schiava, ma che ad oggi si afferma come area a vocazione bianchista, con il 98% dei vini prodotti, sia bianchi che rossi, a denominazione: Sudtirol/Alto Adige DOC e Lago di Caldaro DOC.

Il territorio viticolo si sviluppa lungo una grande Y creata dai fiumi Adige a ovest e Isarco a est, che confluiscono in un unico corso a sud di Bolzano. Per cui salendo lungo l’Adige da sud verso nord, dopo Trento incontriamo rispettivamente i territori della Bassa Atesina e l’Oltradige, poi in corrispondenza di Bolzano a destra si snoda la Valle Isarco fino a Bressanone, mentre a sinistra la Val d’Adige fino a Merano e poi la Val Venosta che corre per gran parte parallela all’arco Alpino e poi sale a nord fino al Passo di Resia. Territorio caratterizzato da escursioni termiche notte-giorno importanti e un’ampia varietà di suoli, dal porfido di origine vulcanica (Merano, Bolzano, Caldaro) al quarzo e mica della Valle Isarco, dai terreni calcarei o dolomitici dell’Oltradige fino alle marne a sud di Cortaccia.

La DOC Alto Adige Sudtirol contempla 6 sottozone, ma il Consorzio sta portando avanti un importante lavoro di zonazione che vedrà concretizzarsi nei prossimi anni la definizione di terroir unici e di vitigni selezionati per queste zone specifiche: dal pinot nero per Mazzon, alla schiava per Caldaro, tanto per fare due esempi.

Terra bellissima, ma certamente non facile da coltivare, condizioni estreme in cui l’aiuto reciproco è necessario. Qui la cooperativa sociale ha una lunga tradizione e funziona, eccome se funziona. La maggior parte dei vini che il Consorzio ha scelto di presentare in questa occasione sono proprio vini di cooperative sociali, fiore all’occhiello della regione.

Alto Adige Metodo Classico Praeclarus Pas Dosé 2018 Cantina San Paolo. Da uve chardonnay coltivate su terreni dolomitico-calcarei con esposizione a sud est, nella zona di Appiano, precisamente nel borgo di San Paolo, da cui il nome della cantina. Maturazione del vino in botti grandi e sosta sui lieviti in bottiglia per almeno 45 mesi. Il risultato è un blanc de blancs preciso, proprio come te lo aspetti. Anche detto lo Spumante del Bunker poiché l’affinamento sur lattes avviene in un bunker costruito nella seconda Guerra Mondiale e mai utilizzato allo scopo. Bel modo di riciclare residuati di guerra per farci prodotti belli e non belli-ci.

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Alto Adige Valle Isarco Riesling Aristos 2022 Cantina Valle Isarco. Valle Isarco è una delle sottozone della DOC Alto Adige, è l’avamposto più nordico per la viticoltura italiana. Qui fa freddo, freddo estremo, tanto che ci si coltivano solo determinati vitigni bianchi. In questo aprile, solo in questa valle, precisamente nei vigneti dell’Abbazia di Novacella sono stati accesi i fuochi per proteggere le piante dal gelo. Riesling floreale, con idrocarburo subito evidente. L’agrumato arriva in seconda battuta ed è solo accennato e si accompagna a note di miele di acacia. Leggero residuo zuccherino volutamente tenuto per bilanciare l’acidità tagliente di un vino tanto tanto giovane.

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Alto Adige Gewurztraminer Riserva Elyònd 2020 Laimburg: dite la verità, mai vi sareste aspettati un GWT! Il vino più “sdegnato” dai wine insiders dopo il prosecco. Che sciocchi snob siamo! Seppur è vero che in due, una bottiglia di GWT può essere tanta, per aromaticità, corpo e spessore, quel bicchiere bello, complesso, ammaliante, esotico, speziato, dà un piacere breve quanto un calice, ma intenso. Perciò bando al pregiudizio, godiamoci un sorso “baroccheggiante” su piatti piccanti, con fiumi di curry o su prodotti molto sapidi. Elyònd proviene da Sella, frazione di Termeno, riconosciuto come il luogo del gewurztraminer, che tra le altre cose, è pure capriccioso e difficile da coltivare. Al naso sa di rosa e litchi (ovvio, se non ci sono diffidate!), crema di limoncello, albicocca, chiodo di garofano; sorso denso e largo, ma non faticoso grazie a una acidità compatta e piccante.

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Alto Adige Kalterersee Classico Superiore Quintessenz 2022 Cantina Kaltern. Datemi una schiava a qualunque ora del giorno, ogni giorno. Praticamente in ogni articolo su cosa abbiamo bevuto compare una schiava. Ne beviamo a fiumi e dovreste farlo anche voi. Più Vernatsch per tutti: e chiamiamola col suo nome locale per sottolinearne le radici e l’origine; la Vernatsch è l’emblema del Trentino Alto Adige, sarà un caso che la schiava di Kaltern si chiami Quintessenz? Tanto non c’è verso, buona come a Caldaro non viene da nessun altra parte. Perché Caldaro è un luogo speciale, tanto da meritarsi una DOC autonoma. Qui c’è un lago mitigatore del microclima, ma è anche il luogo in cui nord e sud si incontrano, in cui le Alpi sono baciate dalla Ora del Garda, il tiepido vento che spira da sud. Ed è proprio la schiava ad accogliervi prima in Trentino e poi in Alto Adige, accompagnandovi lungo la A22, con terrazzamenti vitati a pergola da entrambi i lati della valle. Anche a voi parte l’euforia incontenibile quando lungo l’autostrada incontrate il cartello Egna-Ora? O succede solo a me?

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Alto Adige Pinot nero Schweizer 2021 Franz Haas. Pinot nero= Mazzon, o anche Montagna. La terrazza naturale che sporge sopra Egna e guarda a ovest, è il luogo del pinot nero e Franz Haas ne è uno degli interpreti storici. Siamo all’ottava generazione di Franz Haas e ancora questa etichetta resta tra le più belle e riconoscibili su ogni tavola o scaffale che sia. Mirtilli, bergamotto, cenni di cannella, dinamico e gentile riesce ad accompagnare anche un piatto di manzo con gli asparagi. Chapeau a Filippo Saporito per aver osato un abbinamento così riuscito.

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Alto Adige Lagrein Riserva Vigna Klosteranger 2020 Muri-Gries : ecco un altro vitigno icona della regione: il lagrein. E il Vigna Klosteranger è uno dei più grandi cru di lagrein dell’Alto Adige, nel centro di Gries, dentro le mura del Convento. Io non lo sapevo, perché ammetto di conoscere poco questo vino… si vabbè allora dillo! L’ho detto e mi cospargo di cenere il capo e prometto di bere più lagrein (e anche gewurztraminer ;-)). Vino importante, tannico, colorato, scuro. Quando ho letto “affinamento in barrique nuove per 24 mesi” ho trasalito. Il naso si l’ho trovato molto speziato dal legno, ma il sorso mi ha fatto ricredere: potenza ed eleganza a braccetto, aiutate forse da una annata, la 2020, davvero storica per l’Alto Adige.

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