Prendo il posto di Sabrina Somigli in quella che è la sua rubrica, la ritroverete il mese prossimo, ma il suo stimolo mi ha permesso di mettere in fila alcune mie bevute di questo mese e può darsi così che ci sarà modo in futuro, di parlare entrambi di bottiglie interessanti. Fermarsi e riflettere su quanto degustato è davvero utile, senza dover fare chissà quali descrizioni arzigogolate

IGT TOSCANA MALVASIA NERA 2020 PODERE CASACCIA ( SINE FELLE)

In molti lo conoscono direttamente come SINE FELLE ed il motivo del nome lo leggete benissimo sull’etichetta, se poi ne volete sapere di più avete qui il sito. Roberto Moretti ha acquistato l’azienda nel 1999 ed ha preferito fare il viticoltore piuttosto che il medico, seguendo la passione alimentata anche da suo padre. L’incontro con Lucia Mori è del 2005, insieme hanno creato un progetto di azienda biodinamica che nel corso degli anni è diventata un punto di riferimento per gli appassionati del settore. Perché ne scrivo? Per aver trovato il vino molto buono, un sorso gradevole, croccante in acidità, dei profumi puliti ( oserei dire finalmente!), dove i frutti sono individuati alla grande, una tensione appropriata con un bel finale rilassato. In effetti non ho apprezzato per anni la loro proposta, trovando i vini non equilibrati e dagli aromi non esattamente invitanti. Ma il bello è non avere mai pregiudizi e rimanere curiosi

FORLI IGT TREBBIANO STRADA CORNIOLO 2020 VILLA PAPIANO

In Romagna vai per bere sangiovese e albana, mi pare ovvio e invece.. eccomi qua a proporre un trebbiano che non vuole seguire una certa tendenza ed impressionare per macerazioni enormi, passaggi in legno estremi, estrazioni potenti. No, la famiglia Bordini preferisce cemento all’inizio e tonneaux nei mesi di affinamento successivi, per poi lasciare in bottiglia a lungo prima della messa in commercio. Due fratelli e due sorelle, figli di Remigio Bordini, agronomo ben conosciuto in Toscana, che nella proprietà di famiglia, risalente agli anni ’60 del ‘900 ma dal 2001 iniziata ad amministrare come vera azienda, hanno creato vini dallo stile riconoscibile e preciso. Non amo a dismisura il loro sangiovese, che in realtà è quotatissimo e fa parte di quella “nouvelle vague” tanto di moda oggi nel mondo dei critici, ma questo trebbiano un po’ iodato, minerale, da agrumi verdi ed una bocca scattante e nervosa senza essere eccessivamente sottile mi ha proprio convinto.

IL VIAGGIO DI LANDÒ TERZA FERMATA ALEATICO 2023 VINO DA TAVOLA ROSATO

Siamo giunti alla terza fermata di un viaggio iniziato un paio di anni fa da parte di David Landini e Roberta Perna. ll Viaggio di Landò, è un percorso di ricerca di vigne abbandonate o non valorizzate che viene compiuto osservando, senza fretta, il mondo agricolo. È come se i due fossero seduti su di un’antica carrozza, il landò, il cui nome evoca anche il soprannome di Landini, Lando, e si guardassero attorno per capire in quale direzione puntare. Il logo delle prime due etichette è stato disegnato da Sergio Staino, poi ripreso e appena adeguato dal figlio Michele. Nella prima fermata è stato il turno del canaiolo, nella seconda il trebbiano con piccolo saldo di malvasia, nella terza aleatico dell’Elba da un piccolo vigneto di oltre 50 anni tra Lacona e Marina di Campo. Solo acciaio, nessuna macerazione per un vino che al naso già fa riconoscere il vitigno in maniera evidente. Al gusto appare ancora nervoso con tanta potenzialità, sembrava un giovane cavallo ricco di energia, da domare ed equilibrare per poi regalare belle soddisfazioni tra poco Un nuovo modo di apprezzare un vitigno troppo legato all’idea di concentrazione e dolcezza.

AMARONE DELLA VALPOLICELLA CLASSICO 1998 QUINTARELLI GIUSEPPE

Certi assaggi nascono a caso, complice la serata giusta, la compagnia adatta, la voglia di confrontarsi con un moloch del passato che magari ha un futuro ed un presente meno radioso. “Partner in crime” ma soprattutto “deus” dell’iniziativa Paolo Miano, che decide di stappare una bottiglia che costituisce un mito per gli amanti del settore, e non solo. Si rievocano gli anni nei quali conquistare una bottiglia era un vero miracolo, e la speranza era quella che, una volta aperta, fosse quella giusta come qualità. Si , perché all’epoca era come giocare un terno al lotto, una bottiglia strepitosa, l’altra mediocre, ma l’adrenalina sprigionata dal rischio faceva valere la pena del rischio. E questo Amarone, del 1998 oramai “persona matura e responsabile” non delude le attese. O meglio, peccato solo non aver aspettato il giorno dopo per capire l’evoluzione in bottiglia, ma l’assaggio notturno ha regalato un bouquet non ossidativo ma ancora fresco di erbe aromatiche, la frutta presente, un corpo solido. bei tannini fusi, un sorso ampio e gustoso, prolungato con attenzione senza essere impetuoso

TRENTO DOC GIULIO FERRARI RISERVA DEL FONDATORE 2009

Avere amici appassionati di vino che vanno in pensione porta con se’ una serie di fortune, come quella di fare il pranzo da Vito Mollica a Palazzo Portinari e poi assaggiare una serie di vini che lasciano il segno. Quindi grazie a Guido Ricciarelli per il grande regalo che è iniziato alla grande con Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2009, lo spumante della famiglia Lunelli prodotto con sole uve chardonnay e che affina almeno dieci anni sui lieviti. Accolto sempre con grande entusiasmo dai consumatori, uno di quei vini che incutono quai timore oltre a rispetto al solo guardare, con la bottiglia diventata un riferimento di eleganza. Che si trova anche nel bicchiere, sia per una spuma finissima e persistente,ma soprattutto in un bouquet, dove i profumi sono davvero in equilibrio, senza prevaricare l’uno con l’altro. E quindi il miele va a braccetto con la fragranza di fiori essiccati, la parte fruttata unisce agrumi e frutti tropicali, mentre le bollicine sono davvero cremose e persistenti tutto questo unito ad una bevibilità entusiasmante, con l’unico rischio che la bottiglia possa terminare precocemente

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