In questo febbraio di 29 giorni, noi già abbiamo bevuto l’equivalente per articoli da qui alla fine dell’anno. E se anno bisesto, si vocifera essere anno funesto, per noi finora c’è andata di qulo almeno per ciò che riguarda i vini assaggiati. Sabri non scrivere parolacce.

Beba 99 2019, Podere Casaccia: è il vino di Paola De Blasi, amica e compaesana. Proviene da una vigna di 80 anni, situata ad Anghiari che è di proprietà della sua famiglia da generazioni. E’ il sogno che si realizza da agronoma di esperienza: non disperdere il lavoro di mani “famigliari” che hanno curato quella vigna per quasi un secolo. Sangiovese, canaiolo, ciliegiolo, colorino, aleatico in un sorso dinamico, articolato, dai tannini levigati. Al naso rosa canina, tabacco, confettura di ciliegia, pepe. Docile ma dallo sviluppo dritto, è un vino che conforta, ma faccio fatica a spiegarne il significato. So solo che mi ha fatto bene al cuore e alla testa. Bevuto in pizzeria, il vino perfetto.

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Verduno Pelaverga 2019, Burlotto: sono innamorata della pelaverga di Burlotto, che è il vino da bere H24. Ma a questo giro, mea culpa, ho atteso un tantino troppo: tante volte sono scesa in cantina, l’ ho visto e mi son detta -questo è troppo bellino, dai lo apro un’altra volta- e quando mi sono decisa sono arrivata lunga. avrei dovuto stapparlo prima. Sorso sempre buono, leggiadro, che si muove in bocca in punta di piedi, ma che ha perso quella energia e quel frutto che mi aspetto dalla pelaverga in generale. In chiusura, caramella e zucchero filato. Naso di pepe verde, rabarbaro, fiori secchi. Un walzer invece di un quickstep, sempre un ballo, ma più lento.

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Derthona 2020 Cascina Gentile. “Un territorio, un vino, un vitigno”, ovvero i Colli Tortonesi, il Derthona, il timorasso. E li incarna in tutti i suoi tratti. A partire dal naso dai tratti floreali di acacia, frutta gialla e tropicale e idrocarburo come da manuale. Sorso rotondo e oleoso caratteristico, dalla acidità importante. Finale caldo, lievemente amaricante, dai cenni di sansa. Il Derthona è un vino che mi attrae , ma l’approccio mi fa sempre un certo timor-asso e alla fine non riesco a capire se è amore o odio. Io nel dubbio continuo a berlo.

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Toscana IGT Pian dei Marroni 2022, Cavalli Cervi. Ogni novità nella mia zona mi entusiasma e questo sangiovese proviene dalla Rufina, precisamente da Castiglioni, lungo la strada per andare a Pomino. In realtà siamo più vicino a Scopeti che a Pomino, ma questo versante della collina, che sale ripido fino alla terrazza in quota che è Pomino, passando per Petrognano, è molto interessante per la presenza di arenaria, quindi terreno piuttosto sciolto. Eccezione per la Rufina dalle argille severe. Due ettari e mezzo di vigna circondata dal bosco completano il quadro di un vino sottile, dai tannini morbidi, meno rufinesi e più di Pomino. Spezia accennata, karkadé, succo di mirtillo, thè ai frutti rossi. La 2022 è la prima annata e buona la prima, tuttavia il prezzo HoReCa sta sui 20 + iva, quindi già si pone alto per essere appena nato e stare alla Rufina.

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Brunello di Montalcino 2018 Gorelli. E’ il vino che porta il cognome di un Master of Wine, cosa che incute una certa soggezione. Sommata alla parola Brunello, a volte è quella combo che quando sei davanti al cliente a stapparlo, una vena d’ansia s’insinua.. Ma la bellezza di certi Brunelli nel rivelarsi al sorso così riconoscibili, tradizionali in senso affettivo, leva la paura. Al secondo sorso hai gli occhi a cuore. Onesto, nessuna ostentazione al naso, ha l’eleganza misurata di una giacca di lana col dettaglio toppa sui gomiti. Al tavolo si aggira sui 120€, assaggiato grazie alla generosità di alcuni clienti che l’hanno voluto condividere.

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