Collio, viaggio nel Friuli più sorprendente

Paesaggi intatti, accoglienza sincera, grandi bianchi: tra vini longevi, piatti della tradizione e produttori che parlano il linguaggio della terra

C’è un’Italia che sorprende, e non perché alza la voce. Il Collio, lembo orientale del Friuli Venezia Giulia, si scopre in silenzio e con rispetto. È un mosaico di colline, vigne e borghi, al confine con la Slovenia, dove ogni dettaglio racconta una cura antica e una volontà di rispetto per la terra. Il paesaggio è ordinato ma non addomesticato. Le vigne seguono le curve del suolo, inerbite, disposte a terrazze per trattenere l’acqua e prevenire il dissesto. La “ponca” – marna e arenaria di origine eocenica – conferisce ai vini una mineralità e una sapidità che raccontano il sottosuolo.

A tutelare, promuovere e far conoscere questa zona c’è dal 1964 il Consorzio Collio, tra i primi in Italia, che oggi conta 178 soci per oltre 1.300 ettari vitati.

Il Collio però non è solo vino, ma anche ospitalità sorprendente, come quella dei friulani, che potremmo scherzosamente definire i “sudisti del nord” per la loro capacità di accogliere con sincerità e simpatia, facendo sentire l’ospite subito a casa; una popolazione riservata ma generosa, autentica e calorosa.

Se decidete di immergervi nel Collio vinoso, il viaggio può cominciare da Cormòns, all’Enoteca Enoteca di Cormons, luogo di promozione e racconto del territorio, dove è possibile degustare i vini delle aziende consorziate e assaporare specialità tipiche come il frico, formaggio Montasio cotto in padella con patate e cipolle, dalla crosticina indimenticabile, morbido e confortevole. All’enoteca si ha la possibilità di assaggiarlo in diverse versioni, dettate da antiche ricette di famiglia che qui vengono amorevolmente custodite.

Il viaggio nel Collio non può che proseguire con la visita alle cantine che lo hanno reso e lo rendono ancora oggi celebre per i suoi grandi vini, capaci anche di evolvere meravigliosamente in bottiglia, regalando sorsi che spesso lasciano a bocca aperta.

L’azienda Tercic, a San Floriano del Collio, è una realtà di circa 30.000 bottiglie l’anno, fondata nel 1993 ma radicata nel territorio da oltre 300 anni. Le vigne, coltivate a terrazze tra ciliegi e prati inerbiti, poggiano su marne arenarie che trattengono l’umidità e permettono alle radici di spingersi in profondità, evitando l’irrigazione estiva. La cantina è costruita su tre livelli e lavora esclusivamente con la forza di gravità.

Tercic coltiva soprattutto varietà bianche, ma il merlot, l’unico rosso prodotto, si difende piuttosto bene e si fa ricordare per freschezza e bevibilità. Tra i bianchi, spiccano la ribolla gialla, colonna portante della produzione, e lo chardonnay.

Chardonnay 2023

Al naso si apre con sentori di fiori bianchi, pesca gialla, erbe ed un agrumato esplosivo. In bocca è salato, di grande acidità. Piacevolissimo l’agrume. Non molto lungo, ma avvolgente, fresco e rotondo.

Ribolla Gialla 2023

Il bouquet sa di erba tagliata, di fiori bianchi delicati. L’assaggio è fresco, salmastro, piuttosto lungo. Fa salivare e invoglia al sorso successivo.

Merlot 2020

Naso di piccoli frutti rossi croccanti, molto vivo. Fiori e pepe nero. Lieve nota di tabacco, crema pasticcera. Bocca fresca, tannino leggero. Grande sapidità.

Primosic è una delle famiglie storiche del Collio, attiva dal 1956 e oggi giunta alla terza generazione con Marco, Boris e Nicola. L’azienda possiede 32 ettari distribuiti tra Slavia, Oslavia, Attems e San Floriano, e da sempre coniuga sperimentazione e memoria. Proprio a Oslavia, alcuni vini fermentano sulle bucce, seguendo una tradizione qui profondamente radicata. La Ribolla Gialla, insieme al Collio Bianco e al Pinot Grigio, è protagonista anche in versioni di lungo affinamento in bottiglia.

Skin Friulano 2021 (uscirà tra un anno)

Smalto, frutta gialla matura, note di tostatura. In entrata il sorso è fresco. Seguono note di burro e mandorle. Molto lungo.

Una splendida versione di vino macerato.

Ribolla Gialla 2012

Profuma di sottobosco, fiori e frutta gialla matura. Al sorso è freschissima, dal passo lungo e con una splendida acidità. Leggermente salata, succosa e intrigante.

Pinot Grigio 2017

Naso complesso e avvolgente: ribes nero, lampone, albicocche sciroppate.

La bocca è salata, intrigante, acida.

Fondata negli anni ’60, Livon è oggi guidata dalla terza generazione e possiede nel Collio circa 70 ettari di vigne quasi contigue. L’azienda ha esteso la sua visione anche in Toscana con Il Borro del Salcetino e in Umbria con Colsanto. I vigneti, ad altissima densità, sono condotti in regime ecosostenibile. Nessuna malolattica sui bianchi, per preservare freschezza e tensione.

Sauvignon Blanc Valbuins 2024

Al naso rivela un bouquet ricco, di foglia di pomodoro, frutta esotica ed erbe mediterranee. In bocca è marino, salmastro, lunghissimo. Un sauvignon – la mia idea perfetta di sauvignon – che conquista per eleganza e sapidità.

Pinot Grigio Braidegrande 2023

Naso complesso, di banana, frutta esotica, salvia e un leggero tocco tostato. La bocca è fresca, piacevolmente minerale, beverina, succosa.

Tra i nomi più noti del vino friulano c’è Fantinel, che ha intrapreso da poco una nuova avventura con l’acquisizione della Tenuta Vidussi a Capriva del Friuli, nel cuore del Collio. Forte dell’esperienza della vicina Tenuta Sant’Helena a Vencò, il gruppo ha deciso di puntare su una produzione più selezionata, fondata su friulano, pinot bianco, ribolla gialla e sauvignon, dando vita a una cantina in ristrutturazione ma già promettente per precisione stilistica.

Ribolla Gialla 2024

Profumo delicato, composto da spezie e macchia mediterranea.

In bocca sorprende per freschezza e salinità, con una verticalità incisiva, un corpo muscoloso ed un finale persistente.

Pinot Grigio Rocciaponca 2024

Il naso gioca tra affumicature, fiori bianchi, macchia mediterranea e ritorni marini. In bocca è slanciato, molto fresco, sapido, verticale, di bella beva.

Tra le tappe da non perdere per chi deciderà di innamorarsi del Collio c’è anche il ristorante stellato Trattoria al Cacciatore de La Subida, della famiglia Sirk, emblema di una cucina che valorizza la materia prima locale e non dimentica mai la tradizione enogastronomica friulana.

Ad accogliere i clienti è un luogo magico, tra boschi, colline e vigneti, in cui si respira familiarità e attaccamento a questa terra, di cui si tramanda la storia culinaria ed enologica. In menu, indimenticabili, i Girini di pasta buttata, un’antichissima ricetta locale reinterpretata dallo chef Alessandro Gavagna in chiave moderna, senza però stravolgerne l’anima. La pasta, ottenuta con uova e farina, passata al colapasta e bollita, viene condita con prodotti di stagione come

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