Stupefacente è qualcosa che desta stupore o grande meraviglia.

Applicando questa definizione, Inbianco 2021 e Inrosso 2020 sono vini stupefacenti. Che cosa ha mi ha fatto sorprendere a tal punto? Per spiegarlo ho bisogno di fare un passo indietro.

Inbianco e Inrosso, rispettivamente vermentino e merlot in purezza, sono i primi due vini in commercio di Colline Albelle, una giovane azienda di Riparbella, comune dell’Alta Maremma in provincia di Pisa. Riparbella è da qualche anno tra le realtà vinicole più attenzionate di Toscana, che in quella parte di regione sono dagli albori sempre state catalizzate dalla vicina Bolgheri.

Appena 20 km più a nord, sulle pendici meridionali delle Colline Pisane, il territorio di Riparbella fa tutta una storia a sé. Un microcosmo adagiato su un crinale di tufo e sabbia, che origina suoli biancastri da cui risale il nome originale Ripa Albella (Riva Bianca) del paese. Altitudini variabili tra i 250 metri fino ai 600 di Poggio Nocola e una ventilazione incredibile e costante, attestata anche dalla presenza di un parco eolico.

Una sorta di “meridione” della toscana, per le temperature miti e la forte influenza del mare che si esplica in grande luce riflessa e brezze marine, che in maggioranza si traduce in vini dal forte carattere e dalla struttura pronunciata e una balsamicità spiccata che fa da trait d’union nei vini di questa porzione di costa.

E’ proprio qui che si colloca il fattore sorpresa dei vini di Julian Reneaud: leggerezza e tenore alcolico basso. Si perché un vermentino di 10 gradi e un merlot di 12.5 negli anni 2020 e 2021 dal sud della Toscana sono stupefacenti. Ma non vorrei ridurre a un mero tenore alcolico la bella impressione suscitata da Inbianco e Inrosso. Sorprendente è come certi risultati siano la conseguenza naturale del rispetto e dell’ascolto del territorio e di conseguenti scelte agronomiche precise e “delicate”. E anche di un grande intuito e profonda conoscenza del territorio.

Julian, francese di nascita e toscano di adozione, infatti non è nuovo a Riparbella; viene da una lunga esperienza alla direzione di Caiarossa. Si innamora della Toscana e trova in Dilyana Vassileva e Irena Gergova le due business angels, insieme alla quali nel 2016 crea Colline Albelle, ridando vita ad una azienda agricola in abbandono. Dopo l’acquisto della proprietà i primi interventi per il recupero dei vigneti coperti dalla macchia, sono avvenuti nel modo più naturale possibile: recinti con mucche, pecore e capre a operare una sorta di bonifica non invasiva.

Mucche, poi anche asini e cavalli continuano a pascolare liberi per i vigneti e per i boschi della tenuta, e producono il letame che Colline Albelle, azienda condotta in biologico e in biodinamica, utilizza per la preparazione 500.

Dal recupero dei 18 ettari vitati Julian si trova una collezione di vitigni autoctoni: ciliegiolo, sangiovese, vermentino e canaiolo bianco e due globe trotter, merlot e petit manseng a cui si dedica ispirandosi alla Francia sua terra natìa.

Inbianco 2021, alla sua seconda annata di produzione, è un vermentino che proviene da un ettaro di vigneto di circa 30 anni. Vendemmia molto anticipata (13 agosto), strizzando l’occhio alla champagne, cercando una sorta di vin clair giocato su acidità e profilo aromatico grazie all’attenta pressatura. Così facendo il vermentino trattiene acidità incredibili, e contemporaneamente conserva gli aromi varietali e non spancia in alcolicità. Fermentazione malolattica solo parziale e un 10% del vino che sosta in barrique non tostate e piegate a vapore. Il risultato spiazza: in bocca taglia di acidità, si fa riconoscere per i tratti vegetali e per i sentori di erbe aromatiche, mela e lime e si arricchisce di un finale di nocciola lungo e goloso che a occhi chiusi porta qua e là in Francia.

Inrosso 2020: alla sua prima uscita è un merlot, da un vigneto di 25 anni. Immediato e diretto al naso, frutto anch’esso di una vendemmia anticipata (16 agosto), ritrova i caratteri della costa toscana nella pienezza di frutto nero, cenni di foglia di pomodoro e balsamicità di pino marittimo, ma trattiene una levità di struttura graziosa, dal tannino scandito e vellutato e una lunga scia verde e terrosa molto caratteristica. Un tenore alcolico ammirabile negli anni del cambiamento climatico, frutto anche di una tecnica agronomica che prevede il taglio del tralcio per tenere qualche grappolo indietro nella maturazione, aiuta non poco il sorso che da dinamico diventa compulsivo.

In prossima uscita Serto, Altenubi e Halis, rispettivamente sangiovese, ciliegiolo e canaiolo bianco, applicando a tutti lo stesso concetto: “una parcella, un vitigno, un vino. Non fare assemblaggi per me significa rispettare al meglio il territorio e permettergli di esprimersi in tutte le sue sfumature”.

 

 

 

 

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