Una volta i coccoli li si comprava dal friggitore, epica figura di lavoratore del cibo in ambiente malsano, considerato brutto, sporco e cattivo, ma frequentatissimo anche da schizzinosi a giorni alterni o di facciata: il solito vecchio concetto di vizi privati e pubbliche virtù. Provate a pensare un’intera giornata passata in mezzo ad olio ad alta temperatura e immaginatevi la sensazione provata nel ritorno a casa dal malcapitato: l’unica soddisfazione era legata alla felicità espressa dai clienti nel far capire, anche solo visivamente con ampi sorrisi, il piacere gustativo di mangiare. E passi per le frittelle, fossero esse di riso o i mele, bene anche per la crema fritta, ma riuscire ad esaltare il consumatore sul coccolo era un piacere indicibile. L’impasto di farina, acqua poi lievito e magari qualche ingrediente “segreto”? Chissà, di fatto la formula magica da trovare era sempre difficile e riservata, ognuno aveva la sua: bastava del sale e poi la merenda del mattino o di mezzo pomeriggio era già fatta. Oggi invece i coccoli hanno assunto la nobiltà della tavola, associandosi allo stracchino e al prosciutto, un formaggio morbido, cremoso e leggermente acidulo con un salume saporito. Nessun elemento di tradizione, un “nuovo” piatto di grande successo di pubblico, che lo richiede a gran voce. In casa nessuno vuole più friggere, ma tutti vogliono godere del croccante che si unisce agli altri elementi. Facile dunque capire il motivo del successo: ma ci potranno essere in futuro altre versioni? Magari dolci…

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