Una serata dedicata al Sangiovese, principe dei vitigni dei grandi vini di Toscana, e agli altri vitigni con cui celebra connubi spesso felicissimi. Degustazione guidata da Leonardo Romanelli e cena gran buffet negli ambienti accoglienti e eleganti di Villa Olmi.

Il Sangiocheto o Sangioveto è un vitigno rimarchevole per la sua produttività regolare, vitigno sugoso e pienissimo di vino… che non fallisce mai”. Così scrive nel XVI secolo Giovan Vettorio Soderini, gentiluomo fiorentino, nel suo Trattato della coltivazione delle viti, e del frutto che se ne puô cavare, per illustrarci le caratteristiche del Sangiovese, che ai nostri giorni è, insieme alla Barbera, uno dei vitigni italiani più diffusi; le aree coltivate coprono infatti ben l’11% della superficie viticola nazionale. La sua presenza si estende in un’area geografica molto ampia, che va dalla Romagna fino alla Campania; ed è presente negli uvaggi di tantissimi vini.

Con la Toscana da ormai alcuni secoli il sangiovese ha però un legame ancor più forte, quasi unico e ne ha modellato le campagne; qui è il vitigno più diffuso e dà vita a vini di grande notorietà e altrettanto grande prestigio: Carmignano, Chianti e Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano, Morellino di Scansano, Bolgheri e tanti altri.

L’origine del Sangiovese è probabilmente etrusca. Alcuni sostengono che il nome derivi da sangiovannese, cioè originario di San Giovanni Valdarno; altri invece lo fanno risalire a san giovannina, uva di precoce germogliamento a fine giugno per la festa di san Giovanni Battista. Altri ancora narrano che derivi da Sanguis Jovis, sangue di Giove, nome attribuitogli da un monaco cappuccino del convento di Sant’Arcangelo di Romagna, nei pressi del monte Giove, durante un banchetto in onore di papa Leone XII, il quale chiese come si chiamasse il vino che i monaci avevano servito. Oggi è forse più corretto non parlare di Sangiovese, ma piuttosto di Sangiovesi, cioè di un gran numero di varietà (o cloni) nelle quali si è differenziato nel corso dei secoli e nei diversi territori. Quindi se il vitigno originario può essere lo stesso e sempre di sangiovese si tratta, è però il terroir a fare il vino, quella combinazione cioè di territorio, esposizione, clima e di tanti altri fattori che fanno sì che un clone nel giro di pochi anni si adatti al terreno e sviluppi caratteristiche uniche e irripetibili.
Una famiglia di varietà molto vicine tra di loro, quindi, che sono state e sono utilizzate insieme ad altri vitigni per fare grandi vini: a volte in combinazioni che potremmo definire storiche (se pensiamo ad esempio al Cilegiolo e al Canaiolo presenti nei disciplinari del Chianti e del Chianti Classico; o al Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon per il Carmignano); a volte in mix nuovi e apparentemente irriverenti, che scopriremo appunto nel corso della degustazione guidata e negli assaggi di giovedì 15 marzo. Tutti all’insegna però del grande rispetto di una tradizione che proprio qui in Toscana ha dato i suoi frutti migliori.

Info e prenotazioni Villa Olmi Resort, via degli Olmi 4/6 Firenze. Tel. 055637710
frontdesk.villaolmi@toflorence.it

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