Sarà che dopo 26 anni di insegnamento mi sono disilluso; sarà che dalla riforma del 1992 non mi sono più ripreso, ma oggi mi chiedo: cosa ci stanno a fare le scuole alberghiere? Chiudiamole, non servono a niente, di fronte a tanti adulti che amano la cucina e vorrebbero riciclarsi nel mestiere del cuoco, ci sono centinaia di giovani del tutto disinteressati che passano stancamente le giornate in classe per poi aspirare ad un posto da magazziniere o da operaio in un qualunque settore che non sia la cucina. Trent’anni fa era una delle poche scuole professionali che aveva grossa attinenza con la realtà, c’era ancora l’amore per la professione, pur con tutti i difetti dati magari dalla scarsa istruzione. Gli insegnanti che arrivavano al’alberghiero insegnavano VERAMENTE le lingue e l’italiano: oggi si lavora alla meno. Come faccio ad insegnare ad essere un bravo cameriere se mi vesto in modo sciatto, porto i capelli lunghi e magari sporchi e non mi comporto come tale? Come faccio ad insegnare a cucinare se non riesco a farlo? Come faccio a far conoscere la scuola all’esterno se ogni occasione pubblica viene vista come il fumo neglio occhi, e se la “mission” scolastica non è certo quella di formare dei bravi professionisti ma occuparsi di tutt’altro, dal teatro, al cinema, al ballo? Ragazzi demotivati, abulici, e poi anche insegnanti giunti ala frutta: ricominciamo. Con tanti amatori che non aspetterebbero altro, apriamo loro le porte: risparmiamo soldi da un lato ed investiamo su nuove risorse! Ma come è oggi la scuola alberghiera è veramente inutile

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17 Commenti

  1. “Con tanti amatori che non aspetterebbero altro, apriamo loro le porte: risparmiamo soldi da un lato ed investiamo su nuove risorse!”

    a conclusione del tuo discorso, stavo per scrivere questa identica frase: mi hai tolto le parole di bocca (anzi dalle dita).
    Non comprendo perche’, per poter avere una preparazione professionale degna di questo nome, devo andare a spendere 9000 euro al Gambero rosso o all’Alma.
    Per non parlare dell’Etoile…
    Perche’ Leonardo? Eppure io ho visto un mio caro amico, un tempo uno dei piu’ bravi esperti di sicurezza informatica in Italia (e capisci a me), trasformarsi in un valido cuoco, con belle idee e buona tecnica.
    Ma io non li ho 7000, 9000, 12000 euro per potermi trasformare in qualcosa che si avvicina a un professionista…
    tristezza….

  2. Quadro davvero desolante! La mia vita profesisonale e privata ha poco o nulla a che fare con questa tipologia di scuola, ma non posso che essere rammaricato da questa situazione. Dopotutto lo è anche in altre scuole, è una situazione un po’ generalizzata dell’istruzione italiana.

  3. Io ho fatto l’istituto d’arte…:-) e ne sono ancora felice, era una scuola aperta e adatta chi sapeva recepirne gli insegnamenti, ma questi erano presenti e professati da ottimi docenti.
    Avrei realmente voglia di vivere una giornata scolastica presso un istituto alberghiero, ne ho sempre avuto una stima un tantino bassa e le tue parole, Leonardo, mi rafforzano nella mia idea.
    Qualche anno or sono mi è capitato di avere con me in cucina un paio (non contemporaneamente) insegnanti del Saffi, dopo mezzo’ora ho capito come mai i ragazzi che scono da questa scuola sono così “preparati”…un disastro.
    Certo non si può, e questo vale in ogni ambiente, far di ogni erba un fascio ma è stata un esperienza che dava da riflettere se questo è il valore di chi insegna.
    Gli studenti vanno conquistati, è necessario catturare il loro interesse e mostrarsi carismatici è così che vedranno in chi hanno di fronte un maestro e diverrano voraci dei precetti loro dati; la demotivazione e l’atteggiamento da statale dei suddetti insegnanti poco si confanno ad una scuola che certo deve essere di formazione e non solo tecnica.
    Concludo dicendo che realmente vorrei vedere con i miei occhi come si vive l’insegnamento in un alberghiero, magari rivedo le mie opinioni, cosa che mi capita spesso di fare.

  4. marco, io sono molto perplessa nel vedere istituti professionali dove di professionalita’ ce n’e’ ben poca.
    E non mi riferisco soltanto all’alberghiero su cui non posso metter bocca se non per sentito dire, ma per il turismo posso parlare… eccome posso parlare!
    Quando ero in agenzia di viaggi, a fine anno scolastico, venivano mandate alcune persone per due settimane a fare la prova sul campo. Benissimo. Peccato che queste persone avessero quasi tutte zero voglia di fare qualcosa.
    Non gliene fregava proprio niente di quello che si faceva in agenzia di viaggi, ma sopratutto arrivavano senza avere minimamente idea di cosa stessimo parlando e di quale fosse, in realta’, il lavoro dell’agente di viaggio.
    Sapevano parlare 4 lingue pero’, eh? che a palermo serve… certo come no?
    Ed io, che avevo quasi la loro stessa eta’ e stavo li’ a dividermi per 5, li mettevo “al firrìo” come si dice a Palermo, cioe’ li facevo sgobbare per altre 5 persone.
    Perche’ erano li’ ad imparare e quello dovevano fare: imparare!
    Silvia ha iniziato con me in agenzia di viaggi… appena uscita da scuola.
    Silvia e’ ancora con noi, in agenzia di viaggi, la piu’ anziana di tutte. non so se la piu’ brava, ma e’ una mia “creatura” e ne vado orgogliosa 😀
    La scuola non le aveva insegnato nulla. Si impara sul campo.

  5. sulla professionalita degli istituti sono d’accordo è essenziale malgrado con i pochi incentivi e finanziamenti scarsi il tutto si riduce ad un pacchetto svogliato dove si crede a tutto e a nulla….prendersela sempre con i studenti è facile… il compito della società e degli insegnanti è motivare… siamo stati tutti ragazzi e tutti con la poca voglia di fare e di impegnarsi…quindi non ci collochiamo con i soliti linguaggi da vecchi che giudicano. Io vedo tanta gente che esce da istituti ed università che sembrano uccellini al vento…ma se poi le strutture che li accolgono hanno la capacità di formarli e di seguirli assicuro che escono fuori le potenzialità…quindi insegnanti strutture scolastiche pensate a responsabilizzarvi e a fare vera politica solastica…poi deve essere il mondo del lavoro…se questa parola esiste ancora a lanciare

  6. vero marco: gli insegnanti spesso non ti spingono ad amare quello che stai studiando.
    Io sono stata mooooolto fortunata e possono testimoniarlo pure tutti i miei ex compagni. Perche’ non ci credo che eravamo solamente una classe di secchioni. Io ero la piu’ scarsa e avevo una media del 7. E garantisco che non erano di larghe maniche i miei professori… Erano BRAVI. Mi hanno fatto amare la storia, la filosofia, il greco (il latino no: il latino lo odiavo), la letteratura italiana, ecc. Studiavo non perche’ si dovesse fare, ma perche’ mi incuriosiva sapere e sapere sempre di piu’. Mi hanno insegnato la competizione sana, la voglia di superarsi, di migliorarsi, di fare e dare sempre il meglio.
    Quindi si’, i professori devono anche essere piu’ coinvolgenti probabilmente, ma come ha fatto notare qui Leonardo, la riforma scolastica combinata con la scarsa quantita’ di soldi da investire (come invece hai sottolineato tu) ha portato a un metodo di insegnamento fallace, che sforna parecchi individui demotivati e privi di interesse in quello che fanno o che potenzialmente potrebbero fare.
    E questo vale molto negli istituti professionali, ma non solo in quelli.

    Pero’, tornando alla questione proposta da Leonardo, viste le premesse che abbiamo fatto sopra, perche’ non permettere a chi invece la coscienza e la voglia la ha, di ritornare sui banchi e imparare qualcosa? I professori probabilmente sarebbero piu’ motivati e avrebbero piu’ voglia di affrontare le ore di lezione con gli alunni svogliati.
    Nel frattempo si creerebbero nuove figure professionali piu’ “stagionate” che, oltre alla professionalita’, potrebbero restituire pure responsabilita’ (cose che in genere ai fanciulli manca e questo non e’ luogo comune: e’ un problema di esperienza. In giovane eta’ qualcun altro, di solito, pensa a sbrigare i tuoi casini, da grande devi cavartela da solo).

  7. i ragazzi non nascono invogliati…è la società che deve invogliare quindi le scuole devono essere primarie fonti di sollecito… dipende dalle maestranze dalle strutture e dai mezzi. Molte scuole cadono a pezzi molte scuole non hanno gli strumenti basali e necessari quindi che le forze governative si impegnino a ricostruire a dare speranza ed informazione…se poi ci sono dei ragazzi che non colgono o sono poco interessati la cosa va rimandata alle famiglie e capire i loro sintomi e le loro voglie…ci sono i teppistelli che vanno a scuola solo per sfasciare il precario e labile sistema…male vanno educati e non va solo impartito loro…tramite i media che il mondo è fatto solo di veline cantanti e figacci che fanno strada…intanto il prof.romanelli tace ;))

  8. @marco
    Non taccio, osservo e medito. Saranno i 26 anni ma stavolta sono proprio deluso: SOno uno che insegna ancora con entusiasmo, ma anche se cerchi di motivare in tutti i modi (qualche esempio: pranzo da Dario Cecchini a Panzano, Pranzo al Teatro del Sale con Fabio Picchi, Pranzo da Marco Stabile all’Ora d’Aria, tutto a prezzi accessibili pe ri ragazzi) oggi sembra inutile. Se non ci fosse una vita professionale oltre la scuola, capisco gli insegnanti che sono frustrati. Proponi corsi o incontri che persone “normali” ambirebbero a frequentare ma questi non apprezzano..ti viene voglia di fare il minimo sindacale

    • Insegno da 23 anni in un istituto alberghiero. Allora il corpo docente delle materie professionali era composto da insegnanti che avevano cominciato a fare le stagioni a 14 anni e avuto l opportunità di lavorare in strutture di prestigio facendo carriera. I ragazzi per essere motivati, hanno bisogno di esempi, racconti, esperienze e opportunità che questo lavoro può offrire. Dal mio punto di vista il declino qualitativo delle scuole alberghiere (e professionali in genere) è avere come docenti ragazzi/e con minima esperienza professionale che appena diplomati fanno domanda per diventare docenti. Questo negli anni ha generato un effetto a catena, io alunno credo di essere in grado di svolgere il compito che il neo diplomato svolge è quindi “posso farlo anche io”. Purtroppo tutto questo non mi fa ben sperare…

  9. Si sta spegnendo la passione.
    I ragazzi sembrano stoppini senza fiamma e per dare la scintilla serve un’energia che gli insegnanti non possono tenere alimentata costantemente (è umanamente impossibile).
    A nessuno piace vedere continuamente demoliti i propri intenti ed è normale che la demotivazione prima o poi sopraggiunga. Ad un insegnante che esercita con passione basta un minimo cenno di reazione da parte dei propri allievi e tutto riacquista un senso. Ma se l’elettroencefalogramma è piatto …

  10. l’elettroecofalogramma è piatto per i politici non per i ragazzi…i ragazzi sono figli di questa società e ne conosco tanti che tentano e molti si arrendono e scappano continuo a dire che è un grave errore prendesela con loro…area debole della catena.. voi grandi fate proposte per i piccoli

  11. @marco l’elettroencefalogramma piatto era una metafora riferita al rapporto stimoli/reazioni. Le colpe sono OVVIAMENTE da attribuire alla società che si è creata attorno aquesti ragazzi. Le cause sono tante e note. Le soluzioni sono ignote perchè ciò che rema contro ha una portata mastodontica.

  12. diciamo che i ragazzi vivono nella società in cui sono cresciuti, qundi forse non è tanto colpa loro quanto dell’ambiente in cui si trovano a diventare adulti

    Lo vedo in continuazione anche nel mio ambiente, ben diverso dalla scuola alberghiera: riflettevo sul fatto che paradossalmente l’accesso ad Internet (mi riferisco al mio ambiente professionale) rischia di creare il falso senso di sicurezza di chi crede di poter accedere a qualunque informazione (il che è in qualche modo vero) senza però rendersi conto che l’approfondimento e l’assimilazione della nozione (e della pratica applicazione, assolutamente inscindibile nel mio lavoro) necessitano di ben altro lavoro che di una ricerca su google . . .
    Però mi sento di dire che non è colpa loro ma di chi perde gli stimoli ad inculcare il metodo (chiunque egli sia: insegnante, preside, ministro dell’istruzione)

  13. Giusta osservazione!!!!

    Oggi la scuola alberghiera viene vista da molti ragazzi una strada facile per ottenere un diploma…
    Io ho finito la scuola alberghiera 8 anni fa e già quando studiavo, in estate lavoravo in un albergo a 5 stelle a capri… e dopo la scuola mi sono trasferito a londra dove ho avuto tante soddisfazione ottenendo anche il diploma di sommelier.

    purtroppo a volte questo lavoro significa sacrifici per un ragazzo, ma può dare anche tanta soddisfazione.

    La colpa della caduta di stile della scuola alberghiera è da ricercare ii:
    1: alle scuole che non fanno selezione dei propri studenti
    2: alle aziende turistiche italiane che continuano a puntare su persone che non hanno nessuna formazione professionale per fare questo lavoro, solo con la scusa per poi pagarli poco (tanto si dice che tutti possono fare il cameriere o tagliare un po di verdura)
    3: Purtroppo in Italia il busness della ristorazione non viene vista come reale fonte di denaro per il nostro paese, ma non è cosi basta pensare che L’italia è uno dei paesi a forte richiamo turistico ed è una delle prime fonti di denaro del nostro paese..

  14. Sono d’accordo con l’autore dell’articolo e lo ringrazio per avermi fornito l’ispirazione per lo sviluppo di un nuovo progetto.

  15. Salve, mi chiamo Giuseppe Ruggi e scrive dalla provincia di Napoli.
    Io non sono affatto d’accordo. La scuola è fatta dalla e con le persone. Gli strumenti per lavorare meglio sono tanti. Sono insegnante da 8 anni e di certo non ho la sua esperienza ma posso dirle che i ragazzi vogliono imparare, bramano la cultura. Ed onestamente, gli insegnanti di adesso non sono preparati perché pigri, perché si rifugiano nella scuola perché nel campo professionale non valgono nulla o perché vedono nei contributi statali un salvadanaio per la vecchiaia.
    Personalmente, lavoro molto con i ragazzi. Certo le ore sono diminuite gli argomenti da far imparare sono tanti di più. Occorre una riforma migliore, capace di puntare sulla professionalizzazione mirata.
    Ho creato e gestisco un blog per i miei alunni e per tutti gli alunni degli istituti enogastronomici perché il modo di insegnare è cambiato. E’ questa la vera rivoluzione.
    Grazie 1000 e complimenti per il blog.