La potenza della lingua francese: quanti di voi, per la prima volta in Francia, hanno scorso la lista delle vivande di un ristorante e si sono soffermati incuriositi alla voce: “escargots à la bourguignonne”? Salvo poi scoprire con disappunto che non si trattava altro di chiocciole, anche se presentate in maniera invitante. Questo è il tipico esempio di un piatto per buongustai, amanti dei piatti di un tempo, difficile ordinarle per caso o per abitudine. Qui non esistono mezze misure: o le si amano alla follia, oppure si odiano, fino al disgusto. E’ facile intuire perchè possano non essere apprezzate: sono animali che strisciano per terra, sono viscidi, devono essere ben spurgati altrimenti diventano immangiabili…Tutto vero, ma si tratta, ovviamente, di problemi ben superabili. Il periodo migliore per mangiarle è l’autunno, quando è piu’ facile pulirle, perchè prive dei loro escrementi, altrimenti nelle altre stagioni vanno fatte spurgare a lungo con del sale. Dopo una serie di lavature, sono pronte per essere cucinate: sì, ma come? In Italia vengono apprezzate soprattutto se abbinate a spezie e condimenti decisi, come acciughe e pancetta. Per chi vuole provare a preparare da solo la ricetta transalpina, si deve procurare, oltre alle lumache, un misto di erbe aromatiche, quali cerfoglio, estragone, erba cipollina, maggiorana. Con queste, dopo averle tritate, deve aromatizzare il burro con il quale farcire le chiocciole, inserite nel loro guscio: qualche minuto di forno molto caldo e il risultato è un piatto di grande finezza, morbido e aromatico allo stesso tempo. Altrimenti, per i “conservatori” poco amanti della tradizione, la ricetta toscana prevede un fondo tritato di tutti gli odori, con una dose copiosa di aglio e peperoncino, fatti rosolare in olio extravergine di oliva, al quale viene aggiunto le lumache. L’aggiunta di vino rosso, pomodoro e brodo farà il resto, avendo la pazienza, però, di farle cuocere a lungo per ammorbidirle. Strano ma vero: anche tra le chiocciole esistono varietà diverse: si va dalle “corritrici”, piccole e scattanti, alle”marinelle”, amate dai veri conoscitori, per finire con i “martinacci”, grossi e più lunghi a cuocere Credits scuoletrino.it

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nessun commento