Diventare un cuoco affermato o ancor più, uno chef stellato, è il sogno di tanti aspiranti giovani che, complice l’ esaltazione mediatica data dai vari Masterchef & co.,rischiano di imbarcarsi in un qualcosa di molto distante dalla realtà.

Dario TedeschiVige una premessa: cucinare è un arte, non si può solo pensare di manipolare degli alimenti seguendo una ricetta. Stiamo creando qualcosa di unico, qualcosa che dovrà impressionare il nostro commensale (personalmente preferisco chiamarlo ospite) talmente tanto da creare nella sua mente una “esperienza gastronomica”. Fin qui tutto bello e scintillante, ma vi siete mai chiesti quanto tempo sia necessario, quanto studio, quante prove andate male, quante ore di sonno perse pensando a come modificare un piatto per ottenere quel gusto piuttosto che quella consistenza? Vi rispondo: tante.

Dario TedeschiIl nostro lavoro è passione amore e venerazione sopra ogni limite, dedizione e ricerca continua di quel qualcosa di unico che ci differenzierà tra la massa. I tempi: per definirsi cuoco completo, meglio se dopo aver frequentato un istituto alberghiero, salvo rare eccezioni di talenti naturali, ci vogliono più o meno 10 anni di gavetta. 10 anni passati ad assimilare continuamente da chiunque si verrà in contatto in cucina; si dovranno pelare montagne di patate e cipolle, rinunciare alle domeniche libere e probabilmente a qualcuno dei nostri hobbies e passatempi. Le competenze da acquisire sono tante, non basta saper fare un fondo bruno ad arte o essere il re della carbonara.

Dario TedeschiCi vogliono doti di leadership per creare una brigata che ti rispetti e ti segua. Biologia, chimica e fisica sono argomenti che saranno delle costanti per tutta la carriera:  oltre che per cucinare, aiuteranno a gestire la parte “Healt ad safety” del lavoro. Saranno da risolvere “à la minute” problemi che nemmeno si possono immaginare. Il cervello gira ad una velocità superiore, c’è sempre da pensare avanti, sempre avere le spalle coperte e la linea di lavoro pronta. Gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo e si deve essere pronti  a gestirli e risolverli in un lampo:  dal forno che si rompe al lavapiatti che si ammala. Solo lo chef dovrà dare ordini e prendere decisioni in merito per mandare avanti il servizio. Fin qui la parte più dura della vita di un cuoco.

Dario Tedeschi Il risvolto della medaglia, ammesso di essere riusciti ad emergere, sarà una soddisfazione incommensurabile. Tutti ti chiameranno chef, avrai clienti che ti vorranno al tavolo per complimentarsi direttamente e magari offrirti un bicchiere di vino, uno stipendio che in molti si possono solo sognare, conoscerai persone da ogni parte del mondo e il tuo nome potrebbe finire su diverse guide. Ma bisogna andare per gradi, rimanere con i piedi ben saldi per terra, la salita è dura e insidiosa, e rimanendo concentrati sull’ obbiettivo si arriva in vetta.

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