In una giornata di neve, come questa, evento non così comune a Firenze, mi vengono in mente le trattorie di campagna, quelle dove si va a mangiare i piatti della tradizione, magari in un ambiente caldo ed accogliente. Qui siamo ai Falciani, località dell’Impruneta, vicino al Chianti, come dice il nome del locale. Per arrivare, ci si lascia sulla destra il cimitero americano, oppure oggi si può transitare dalla nuova uscita della superstrada Firenze-Siena. All’entrata, sulla sinistra il bancone, dove si effettua ancora il servizio bar e poi, sulla destra, la sala. Volendo, ci si ferma nel pomeriggio per fare merenda o mangiare un dolce. Il titolare sembra uscito da un romanzo degli ani ’50: sembra un professore di liceo, di quelli però comprensivi con gli alunni, non burbero. La proposta è legata molto a piatti della tradizione. Antipasto di corostini misti, come polenta e funghi, spinaci e fagioli, stracchino e salsiccia, poi ravioli con burro e salvia corretti, solo la pasta troppo spessa. Tra i secondi impera la griglia, altrimenti, un peposo alla fornacina che, in realtà, è uno spezzatino con molto pepe: buono, come sapore, ma non è il peposo da ricetta tradizionale. Ottime le costolette di agnello fritte, accompagnate da verdure. Carta dei vini concentrata su prodotti toscani. Sui 25 euro tre portate escluso vini: da provare nelle fredde giornate invernali!

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4 Commenti

  1. Vicino al Chianti i Falciani?
    Insomma. Il primo comune del Chianti che si trova sul percorso è Radda e un pò ci vuole.
    E poi questo abusoe riabuso di Porta di qualcosa per appropriarsi sempre di un qualcosa che non è proprio ma fa comodo per farsi conoscere.
    Aprirò una Enoteca Ristorante a Vertine e la chiamerò la Porta del Vaticano, credenti e preti saranno clientela assicurata.
    Peccato sono la porta di qualcosa non mi appartiene.
    Nessuna polemica verso il ristorante recensito da Leonardo, ho solo preso al balzo la palla per un discorso più generale.
    Un sia mai voglia far scomparire il blog del Romanelli per via del decreto Maroni.

  2. olllleonardo! 🙂 un piccolo off topic… ma quando mi porti un po’ in giro con te a imparare la nobil’arte della criticità degustativa? son giovine letterariamente acculturata, ti farei da mascotte… daidaidaidaidai 😀 (sul serio, oh!).

  3. Ne esiste uno che si chiama nello stesso modo, La Porta del Chianti, si trova nel magnifico borgo di San Gusmè, proprio sopra Castelnuovo Berardenga (SI).

    Il nome ci stà perchè Castelnuovo si può considerare l’estremo sud del Chianti Classico…una porta quindi, ma rimanendo sul tema rstorante…mmmmmm…..ambiente suggestivo, ma si respira aria algida di accoglienza, mi sono sentito più americano o svizzero che di Arezzo e loro non erano nemmeno confinanti della Toscana, ma passiamoci sopra…in una serata di fine estate in mezzo alla settimana, dove non si fa a spintoni per avere un tavolo, abbiamo sopportato lunghe attese dopo l’antipasto toscano per due secondi di coniglio abbastanza improvvisati, secondo me rifilatici senza nemmeno pensarci due volte, scarsini sul vino e trattamento turistico nel dopo cena, prima del conto che io ho definito pre-salée per ridere dello stile poco francese di qualche cameriere. Che risate…però per correttezza ci tornerò per dare loro l’opportunità di riscattarsi!

  4. @Andrea: io mi innervosisco per le denominazioni dei vari “Chianti”… rufina, colli fiorentini, senesi, pisani…che c’entrano col Chianti geografico?
    però i Falciani non son poi molto lontani da Greve (in Chianti)…