C’era una volta un uomo che nornale non era: il suo nome era Carlo Petrini(non l’ex calciatore, anche se in Google è lui che viene fuori per primo!). La sua storia la leggete qui che è più facile che stia a raccontarla il sottoscritto. Era una persona con la quale si riusciva rispettivamente a: scambiare due chiacchere, bere più di un bicchiere di vino, fare ragionamenti sensati sul senso della vita e non solo, anche ridere(udite, udite!) e scherzare. Poi il successo e la fama sono riusciti ad allontanarlo dal mondo:vuoi per le persone che gli stanno attorno, vuoi per una voglia naturale di riservatezza è diventato rispettivamente il lider maximo, l’asceta, il profeta, insomma, tutte figure che lo tengono ben al di sopra di quella massa che lui vuole educare. E’ vero che si sente dire spesso che chi non cambia mai idea nella vita è un idiota, ma passare dal Manifesto ai baci e agli abbracci con Alemanno e la Moratti ce ne corre. Forse perchè, amettiamolo, la massa pura e dura non è così piacevole da gestire; forse perchè è più facile fare l’Università per i super ricchi(dove sarebbe piacevolissimo insegnare e mi metteri subito in lista per farlo, beninteso!) e trovare un finanziatore per sorreggerla, piuttosto che sbattersi con i giovani delle scuole alberghiere e tentare di riformarle. Ora Carlin, come viene chiamato normalmente dagli amici, pontifica ogni settimana sulle colonne di Repubblica:ma in quanti lo seguono? Quanti sono oggi i soci Slow Food in Italia? Meno rispetto a prima ma più motivati, si dice. E il Salone del Gusto incombe, sarà divertente mettere ancora insieme le multinazionali e chi richiede asilo politico..ma questa è l’abilità dei grandi condottieri, si sa..

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6 Commenti

  1. Continua cosi’ mio caro Don Chisciotte della buona cucina !!!! Io saro’ il tuo sancho(poco) panza(tanta) eheheheh !!!!

  2. Senti questa: alla edizione scorsa sono riuscito ad intrufolarmi, a costi zero quindi buonipulitiegiusti, in un evento degustativo con i miei prodotti. Non pratico del salone ho seguito le indicazioni ma, da vero contadino alla guida, mi sono perso nelle rotatorie del sito lingotto. Vedendo alcuni figuri, credo del kgb, che dirigevano il traffico chiesi indicazioni su dove era il salone del gusto. Vuoi per il mio aspetto, basette comprese, vuoi per il mio mezzo di trasporto (molto madreterra) i gentili, ma serissimi, figuri mi indirizzarono nel bunker ovale di terra madre scambiandomi per un pastore caucasico di oche o qualcosa di simile. Razzismo? Non so, so solo che se avessi avuto un cayenne turbo mi avrebbero sicuramente indirizzato al salone, tra i presidi, altro che tra i peones di tutto il mondo. Che centra sta storia? Boh? Ma è carina…
    Pensi che costi sempre 20 euro il beglietto? Non credo, per come vanno i tempi ci sarà sicuramente un aumento. Ma guarda che chi paga è contento perchè dice che li dentro trova un sacco di cose buone, quindi non fa nà piega a pagare il biglietto per due figli e moglie compresa. Quindi quattro biglietti: 80 euro (160 milalire).
    A Lorè: “non ti curar di loro, guarda e passa…”

  3. Beh, secondo me è parecchio che SlowFood si è “snaturata”… e la massa non è più il suo “target di riferimento” dal un bel po’, per quanto mi pare vedere…