Per gli aspiranti degustatori di vino questo dovrebbe essere uno dei momenti migliori per fare esercizio, ovvero allenarsi ad annusare l’episperma, da riconoscere poi nel vino..detta così fa un certo effetto ,ma in realtà la scena è molto più rilassata: prendete una castagna, la lessate, togliete la buccia esterna, poi asportate con attenzione la pelle che ricopre il frutto e…ecco fatto: quello è l’episperma, annusate con attenzione e quando lo riconoscete in un vino(deve essere un po’ anzianotto, vi avverto..), sparate a voce alta il riconoscimento: sicuramente ci sarò silenzio in sala e sarete ascoltati con attenzione, Partiamo dai basilari: tra castagna e marrone la differenza sta nella grandezza, nella consistenza della polpa e nel sapore, poi l’utilizzo che ne viene fatto è esattamente lo stesso. Fonte di sostentamento delle vecchie generazioni, la castagna veniva utilizzata, sotto forma di farina per fare la polenta, chiamata in Toscana “pattona”, i necci, sorta di moderne crepes da mangiare con la ricotta fresca e per un dolce quanto mai attuale come il castagnaccio. Altrimenti, semplicemente lessate o cotte sulla brace del camino, le castagne costituivano il passatempo inverale del dopocena, mangiare con calma un frutto che necessita di tempo per essere sbucciato. Quindi, le ballotte, le castagne lessate, venivano impiegate, una volta avanzate, per fare dolci, come il Mont Blanc. Le caldarroste, invece, messe sotto liquore, diventavano la risorsa alimentare per l’inverno. Ed in cucina? La selvaggina si presta ad essere accompagnata dai marroni,magari finiti di cuocere nel sugo che accompagna la carne: altrimenti ci si può cimentare con un grande classico, come il tacchino arrostito farcito con carne e marroni. Bisogna solo affrettarsi..ancora un po’e la stagione sarà di nuovo terminata! resta la farina: magari provatela mescolata a patate per fare gli gnocchi o unita alla farina bianca per preparare le tagliatelle..Credits foodie.it

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