Oggi si è concluso l’iter che ha portato al riconoscimento dell’ IGP per i “Cantucci o Cantuccini toscani”, una indicazione che riesce a proteggere entrambi i nomi; la notizia è importante, da un certo punto di vista viene riconosciuta l’unità della ricetta, con almeno il 20% del peso costituito da mandorle, che costituiscono l’ingrediente caratterizzante ,oltre a farina, uova, zucchero, burro e aromi. L’IGP non tutela la provenienza degli ingredienti, ovvero la farina può arrivare dalla farina, le mandorle dal Marocco ma se la lavorazione viene fatta in Toscana, la denominazione viene assegnata: essendo una ricetta, l’importante è che siano ingredienti di qualità. Speriamo che non succeda quello che è accaduto con la finocchiona: con il riconoscimento dell’ Indicazione Geografica Tipica , il prezzo è giocoforza aumentato e molte aziende si sono visti rifiutare il prodotto all’estero, poiché è stata concessa la deroga per 5 anni a salumifici industriali, posti anche fuori dalla Toscana, di produrre finocchiona, con grande difficoltà per i piccoli produttori locali. L’assurdo è che si è assistito ad un fiorire di nomi di fantasia, ed anche un sinonimo molto usato a livello popolare come “sbriciolona” è tornato ad essere utilizzato. QUindi , se lo scopo era quello di fare chiarezza sul mercato, si è raggiunto lo scopo inverso. Tornando ai cantuccini: l’Assocantuccini ha disposto regole precise, compresa lunghezza e peso del biscotto, ma basterà per proteggerli? Già oggi ci sono prodotti industriali che richiamano il marchio per indicare il nome del biscotto, magari con una bella foto sulla scatola dove si vede una mano che inzuppa il cantuccio nel bicchiere contente Vin Santo. E’ una delle immagini che nuoce in un colpo a due prodotti: Se il Vin Santo è buono, non lo si sporca con delle briciole, se il biscotto è morbido al punto giusto non lo si frantuma nel vino: si mangia il biscotto e si beve dopo il Vin Santo :-). Speriamo allora che il prodotto abbia una reale valorizzazione, che non inizino i distinguo con il “Biscotto di Prato”, altrimenti il consumatore dell’Arkansas farebbe fatica  a capire le differenze. Magari iniziare, come qualcuno ha fatto, ad utilizzare i cantucci per altre preparazioni potrebbe essere un modo per farli conoscere: è il caso del semifreddo o del gelato!

Credits assocantuccini.org

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