Ci sono dei piatti che rimangono impressi nella mente più di molti altri: una volta si chiamavano le “specialità della casa”, termine forse riduttivo, perchè mette in ombra tutto il resto delle pietanze che vengono proposte nel locale. Da Romano, a Viareggio, ci si va per mille motivi: per mangiare il fritto misto iniziale proposto come stuzzichino, per gustare il crudo nelle sue multiformi varietà, per gustare la zuppetta di pesce che cambia a seconda del pescato. Poi ci sono loro, onni presenti, che non puoi mancare: i calamaretti ripieni di crostacei e verdure. Già il nome “d’antan” stimola la curiosità: oggi che si descrive anche in quale porzione di terreno è stato allevato il fagiolino, leggere un vago “verdure” lascia adito a mille supposizioni..per non parlare dei crostacei:saranno gamberi, aragoste, mazzancolle, canocchie..chi lo sa, ma per una volta, che importa? Vedere i calamaretti riempiti uno per uno, con cura estrema, mette quasi dispiacere toccarli ma poi, appena il dente affonda sul calamaretto è un vortice che prende, se ne potrebbero mangiare quantità industriali senza accorgersene: saporiti ma non eccessivamente, morbidi e croccanti, profumati, insomma un peccato di gola prolungato. Se poi, dopo il piatto cucinato da Franca, ci aggiungi uno dei vini consigliati da Roberto, il figlio, potrebbe bastare questo per la sosta..Romano sovrintende al tutto, lui un vino da consigliare ce l’avrebbe: il suo, quello che produce a Montecarlo..di Lucca, s’intende! Credits scattidigusto.it e blog.acquabuona.it

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